U.O.E.I.
UNIONE OPERAIA ESCURSIONISTI ITALIANI
Sezione "Antonio Tessa" - RIPA DI VERSILIA

26/09/2010 Isola di Pianosa - L’isola invisibile del Tirreno


Piacevole diversivo tra le vestigia romane e i diroccati resti del carcere: il tutto in un mare di smeraldo che scoprirete pian piano arrivando in uno dei più spettacolari porticcioli dell’intero Mediterraneo. 

         

DIFFICOLTA’  -  (E)
Indirizzi utili
Parco nazionale dell’arcipelago  www.islepark.it
Toscana trekking www.toscanatrekking.it
Compagnia di navigazione Toremar www.toremar.it
Visita Pianosa: L’isola si può visitare in giornata (vietato il pernottamento).
Comitato Abitanti Gorgona www.ilgorgon.eu
Agenzia Atelier del Viaggio (Livorno)
tel. 0586. 884154
Accesso:
Si può raggiungere l'isola di Pianosa con partenza da Piombino (con il traghetto che fa scalo a Rio Marina) 
traccia percorso GOOGLE EARTH

Anche quest'anno dedichiamo un'escursione ad una delle isole dell'arcipelago toscano, il mito racconta che le sette isole dell'Arcipelago Toscano nacquero quando Venere Tirrenica emerse dalle onde e, il diadema che le ornava la fronte, si ruppe e fece cadere sulla superficie del mare le perle che lo componevano.
Le perle si trasformarono nelle sette isole che oggi conosciamo: Elba, Giglio, Capraia, Giannutri, Gorgona, Montecristo e Pianosa;
la nostra scelta per questa stagione escursionistica è toccata all'isola di Pianosa.
 Per visitare questa isola
non si possono fare i “turisti fai da te”, infatti qui si cerca di preservare il più possibile la natura dall’uomo perciò le visite devono essere sempre guidate, limitate ad un massimo quotidiano di 250 persone nel periodo estivo e solo per visite giornaliere (è vietato il pernottamento):  noi ci siamo affidati alla cooperativa Toscana Trekking ( www.toscanatrekking.it ).
Con le auto ci portiamo al porto di Piombino dove la moto nave Rais del Golfo è già pronta per la partenza. La navigazione è prevista per 3 ore da Piombino, appena usciti dal porto ci rendiamo conto che il viaggio non sarà confortevole, infatti il mare abbastanza agitato ci sballotta energicamente. Le cose migliorano un pò quando siamo sotto costa dell'Elba, ma comunque si balla sempre e le prime facce stanno delineando i chiari sintomi di mal di mare.
Facciamo una sosta al porto di Marina di Campo per far salire delle guide e alcuni partecipanti all'escursione.
Ripartiamo e ci dirigiamo verso sud ovest e siamo in mare aperto e all'ora si che si balla
verso un fazzoletto di terra ocra appena percettibile sul livello del mare. Distante solo 10 miglia da Marina di Campo, l’isola appare piatta, con un’altezza media che  non supera i venti metri che sembrano poter essere sommersi ad ogni libecciata. La morfologia di Pianosa è diversa dalle consorelle dell’Arcipelago Toscano: la Planasia dei latini è bassa, piatta e calcarea. Dal mare appare come un tavolato compatto privo di rilievi tranne alcune sporgenze rocciose, resti di antiche falesie in disfacimento come lo scoglio della Scola e l’isolotto della Scarpa.
Comunque in circa quaranta minuti siamo in vista della bassa costa dell'isola di Pianosa. Con grande sollievo di tutti la nave entra in porto.

Sbarcati a terra, l’atmosfera ci contagia velocemente tra sensazioni contrastanti: da un lato l’idea di violare una terra proibita per centocinquanta anni, dall’altro il silenzio spezzato solo dal vento che s’insinua nei vecchi edifici abbandonati porta subito un senso di malinconia nel ricordo delle vite e delle vicende che si sono consumate tra i vicoli dell’unico piccolo borgo racchiuso tra le mura merlate.

Le nostre guide ci dividono in gruppi per il mini " trekking", con un sovraprezzo di 17€ si forma anche un gruppo per il giro dell'isola in mountain bike.
Dal Porto ci rechiamo a quello che era il paese di Pianosa, il luogo viene descritto così: ".......
Bianca di muri a secco” è l’isola piatta dell’arcipelago ,l’isola che lascia i visitatori stupefatti di tanta luminosità ,di tanto candore… di tanto silenzio.
Pianosa è affascinante per molti aspetti, il carcere che ha rappresentato per anni una realtà misteriosa.., una Natura forte che si sta riappropriando dei coltivi ormai abbandonati, una conformazione geologica ricca di fossili marini, una ricchezza d’acqua dolce che rende le piante della macchia mediterranea forti e rigogliose, un paese silenzioso e abbandonato ma ricco di forti verità.
L’isola dai fondali meravigliosi ,dalla sabbia fine bianca, che per anni è stata “blindata” si apre ai visitatori
".
A noi è sembrato vero solo in parte, certo che veder un paese così abbandonato non lo rende un posto ameno ma ci rilancia un senso di tristezza e poi il carcere, come si può definire un luogo del genere affascinate, quel lungo e alto muro in cemento non ha niente di affascinante. Niente da dire sulla parte naturalistica.
Iniziamo l'escursione uscendo dal porticciolo entriamo nel borgo la guida ci segnala il
forte Teglia,edificio storico di epoca Napoleonica è un complesso fortificato.
La sua ubicazione è all'interno dell'abitato, su un modesto sperone che chiude a ovest il Porto Vecchio di Pianosa e ad est il moderno approdo. Assieme al Palazzo della Specola, la costruzione più bella e antica dell’isola: fu edificata nell’800 sui resti del piccolo castello interno alle antiche mura pisane, e alle cortine murarie merlate, costituiva una delle strutture a protezione dell'antico porto di Pianosa.
L'imponente complesso venne fatto costruire da Napoleone Bonaparte su progetto dell'ingegner Ponticelli, divenendo una struttura strategica per il controllo dell'isola che era contesa in quel periodo tra Francesi ed Inglesi.
Alle spalle del porticciolo, sorvegliata dall’imponente Scoglio della Scola, ci affacciamo sulla “Darsinetta”, la darsena di Augusto. Gli storici sostengono che l’Imperatore Augusto sia sbarcato qui in visita al suo amato nipote, Postumo Agrippa, e che quindi questo sia l’antico porto dell’isola come testimoniato dai reperti di epoca romana come la peschiera e le antiche mura. Ci incamminiamo lungo viale Regina Margherita che porta al paese.
Da qui ci portiamo verso Cala dei Turchi con l’omonima grotta, zona fossilifera di maggior pregio per l’età e lo stato di conservazione dei suoi fossili .Gli storici sostengono che l’Imperatore Augusto sia sbarcato qui in visita al suo amato nipote, Postumo Agrippa, e che quindi questo sia l’antico porto dell’isola come testimoniato dai reperti di epoca romana come la peschiera e le antiche mura.
Ci incamminiamo lungo viale Regina Margherita che porta al paese.
All’altezza del bellissimo arco che si apre nelle mura merlate, e che regale un suggestivo scorcio sull’imponente Forte Teglia, da qui la guida ci fa notare una grotta che dà sul mare e quindi inaccessibile a piedi, ci descrive una misteriosa croce scolpita su un masso. Una particolare croce greca sovrastata da una fiamma, segnale segreto dei primi cristiani per indicare  indicare l’ingresso delle catacombe distanti pochi metri. Con una fitta rete di cunicoli, oltre 200,
 risalenti al IV secolo d.C.
Tornati sul viale principale Continuando per il viale verso il carcere, oltrepassiamo Le Barriere, ovvero le antiche mura del 1885 che erano il confine attraverso cui si passava dal paese “libero” alla Colonia Penale, prima che venisse costruito l’orrendo muro  detto “Dalla Chiesa”, dal nome del noto Generale Tra le due Barriere, la Chiesa di San Gaudenzio si affaccia su una deliziosa piazza, detta appunto delle due Barriere, con i magazzini del negozio alimentare della colonia penale agricola: Il Buchino. Superata anche la seconda barriera, ci troviamo di fronte il nuovo ingresso del carcere. Il muro di cemento offre uno spettacolo agghiacciante. Costosissimo e ugualmente inutile, corre dritto per un chilometro da cala San Giovanni fino ai Bagni di Agrippa.
Percorriamo la costa orientale dove sono stati  effettuati dei rimboschimenti con pino d’Aleppo usato come frangivento; siamoa pohi metri dal mare e i ontrasti forti di un’acqua limpida
e celeste con il verde e i colori della macchia bassa  esplode in mille colori..
Mentre proseguiamo assaporiamo gli aromi della macchia bassa a Cisto viola, del rosmarino fiorito, del ginestrino che contrastano con le dune di posidonia ormai compattate sulle piccole spiaggette bianche. I colori,  le tonalità tropicali di un mare mai violato, ci esasperano i sensi già colmi dalle essenze selvatiche.
Proseguiamo e giungiamo in uno spazio aperto che è Punta Secca,
vediamo in lontananza, davanti a Punta secca, l'isolotto della Scola, zona importantissima per la nidificazione delle berte maggiori.
Dopo una breve sosta torniamo sui nostri passi e a ritroso torniamo al paese, in vicinanza del bar,  nell'area attrezzata all'interno di una bella pineta
dove pranzeremo.
Ci soffermiamo abbastanza ma poi ci dirigiamo verso Cala Giovanna dove c'è l'unica spiaggia dove è consentita la balneazione. Oggi la giornata, purché bella, a causa del vento non invita a fare il bagno, anche se il mare cristallino ha il suo bel richiamo.
La maggior parte di noi, con più cervello, si accontenta di ammirare il panorama ma naturalmente ci sono sempre i più audaci e temerari che non si lasciano scappare l'occasione di un ultimo bagno ormai autunnale.
Sono le 16,00 e abbiamo appuntamento per andare a fare la visita alla catacombe.
Ci dirigiamo di nuovo verso il paese e di fronte al
forte Teglia c'è un cancello con indicazione; attendiamo che il custode apra ( 2€ per l'ingresso)e poi curiosi di questo misterioso sito ci apprestiamo ad ascoltare le spiegazioni della nostra guida. Aprendiamo che risalgono al III-IV secolo, e vi si accede da una piccola grotta vicino al porto. Sono costituite da un fitto intreccio di gallerie e probabilmente venivano utilizzate, come luogo di sepoltura, dalle prime comunità cristiane che si insediarono sull'isola, forse per sfuggire alle persecuzioni di Diocleziano, attirate dalla fertilità e ricchezza d'acqua dell'isola stessa e dalla facilità con cui era possibile scavare la roccia, costituita da arenarie conchiglifere, per le sepolture.
Le gallerie erano basse e, lungo le pareti laterali, le sepolture erano disposte in tre ordini sovrapposti, partendo dal piano di calpestio; soltanto i personaggi più importanti avevano una tomba a vasca, che occupava i due ordini superiori. Per ragioni di economia di spazio, i corpi erano deposti in posizione fetale ed i loculi erano coperti con lastre di pietra, dove erano incisi i nomi dei defunti. L'accesso alle catacombe era posto dal lato del mare ed indicato da un'incisione nella roccia (croce grande, sormontata da una fiamma rappresentante lo Spirito Santo e da una croce più piccola che indicava l'ingresso).
Sia pure spogliate lungo i secoli, soprattutto durante il periodo della pirateria e spesso usate come vere e proprie discariche, grazie a recenti restauri, si presentano in buono stato di conservazione.
Nei circa 110 metri attualmente visitabili, che durante il periodo di maggior sviluppo della colonia penale agricola erano stati usati come cantina, sono state censite circa 700 sepolture.
Terminata l'interessante visita alle catacombe è giunta l'ora dell'imbarco per far ritorno a Piombino; ritorno alquanto turbolento a causa del mare ancora più agitato ma comunque alle ore 20,00 circa abbiamo ritoccato terra senza grossi problemi.
E' stata una escursione diversa dal nostro pellegrinare per montagne ma la conoscenza della nostra regione in ogni sua parte e quindi anche marina ci sembra un'attività essenziale per la sezione della UOEI di Ripa di Versilia, inoltre una grande soddisfazione l'abbiamo avuta dalla grande affluenza di soci  (80) che hanno voluto parteciparvi.

 


Lo scoglio del Marzocco

Pianosa paese

La guida di Toscana Trekking

Chi fa il bagno

e chi dorme

Catacombe 

 


 

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