U.O.E.I.
UNIONE OPERAIA ESCURSIONISTI ITALIANI
Sezione "Antonio Tessa" - RIPA DI VERSILIA

19/20 agosto 2017 Giro delle 4 vette, gruppo delle Panie
"Porta via solo i ricordi, lascia solo impronte ( Chief Seattle )"



Da Seravezza si segue la strada di fondovalle del Serra e in località Ruosina si svolta a sinistra per salire lungo la rotabile del Cipollaio. La strada di inerpica lungo le pendici meridionali del Corchia fino a raggiungere il paese di Levigliani (m. 582), la strada sale lasciando a sinistra il bivio per Terrinca (m. 517), poco dopo il bivio, si svolta a destra per una larga strada asfaltata che risale le pendici del Corchia (m. 1677)  fino a giungere al  Passo Croce.

                                                                                            - INDICAZIONI STRADALI -

 

 
ITINERARIO: Passo Croce, Strada marmifera, Canale del Pirosetto, Monte Corchia, Mosceta, Pania della Croce, Rifugio Rossi, Pania Secca, Pizzo delle Saette, Mosceta, Retro Corchia, Fociomboli, Passo Croce
 
PARTECIPANTI:  19 escursionisti


 

 

DIFFICOLTA’  -  (EE)

 
TEMPI DI PERCORRENZA: 12,00h in due giorni, comprese le soste
 


 
SENTIERI CAI PERCORSI :
 CAI Segni azzurri di cresta dal Canale del Pirosetto
 7 -
Cardoso – loc. Orzale – Collemezzana – Foce di Valli Piglionico – Rif. Rossi – Foce del Puntone – P.so degli Uomini della Neve – Foce di Valli
129
- Ponte dei Merletti – Càmpanice – Fociomboli – Rif. Del Freo – Foce di Mosceta
11 -  Fociomboli – Puntato – Col di Favilla
126 – Foce di Mosceta – Il Caccolaio – Le Gorfigliette – Callare della Pania
139
Rif. Rossi – Focetta del Puntone – Borra di Canala – innesto sent.127
Segni azzurri per il Pizzo delle Saette

 


    

                                                                                              
   
 
ACQUA
Al rifugio del Freo, presso il rifugio o alla fonte a pochi minuti, Rifigio Rossi
 
PUNTI D'APPOGGIO
Rifigio Del Freo a Mosceta e rifugio Rossi
 

 

PERIODO CONSIGLIATO: Primavera - estate

 

  Traccia escursione   - Scarica traccia GPS

 
                                
 
                 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto escursione

            


Quest'oggi partiamo per una due giorni che ci condurrà in un giro ad anello su tutte le vette del gruppo delle Panie, in ordine: Il Corchia ( 1677 mt.), la Pania della Croce ( 1858 mt.), Pania secca ( 1711 mt.) e Pizzo delle Saette ( 1720 mt.). Per un totale di circa 2050 mt. di dislivello positivo.
Ci ritroviamo, come ormai da abitudine a Ripa di Versilia e il gruppo si compone di 14 escursionisti determinati a compiere questa avventura.
Partiamo subito alla volta di Passo Croce, che raggiungiamo in circa quaranta minuti.
Lasciamo le auto, siamo a quota 1160 mt. e subito partiamo per la nostra escursione.

Il monte Corchia (m. 1677) ha un aspetto uniforme dal versante nord ma assume un aspetto decisamente imponente ad occidente e a mezzogiorno, dove cade con lunghe bastionate rocciose, convergenti ai Torrioni del Passo di Croce che rappresentano i pilastri angolari delle due fasce rocciose che cingono il Corchia a occidente e a mezzogiorno. Particolarmente imponenti sono il 1° e il 2° Torrione (da sinistra, guardando dal basso Ai piedi del boscoso versante settentrionale si stendono i prati di Puntato . La vetta è duplice, con un antecima Ovest (1630 m) distante 500 m dalla cima principale. Nei suoi fianchi si aprono numerose grotte interessantissime, quali la Tana dei Gracchi, la Tana dell'Omo Selvatico presso la Foce di Mosceta, la Buca del Cane, nonché il famoso Antro del Corchia o Buca di Eolo. Un'altra cavità a pozzo si trova sul versante est appena sotto la vetta.

La strada ora pianeggiante diventa sterrata e si biforca, noi prendiamo adestra sulla marmifera che conduce alle cave ma non proseguiamo su questa bensì prendiamo una traccia che dalla sbarra parte appena sopra la strada, non sempre ben visibile.
Saliamo lungo le tracce di sentiero, non molto impegnativo, ma a tratti ripido, il lussureggiante paleo ci nascondeva alla vista.
Giungiamo nuovamente alla strada della cava in prossimità in prossimità dell'antenna del radar meteorologico della Protezione Civile di Seravezza.
Percorriamo brevemente la strada, prima di una galleria, sulla sinistra, è segnata in azzurro (sentiero di cresta) la direzione per il Canale del Pirosetto.
Saliamo verso i Torrioni del Corchia facendo attenzione a dove mettiamo i piedi, ancora il paleo ci nasconde la visuale!
Risaliamo adesso il canale tra il terzo e il quarto torrione, entriamo poi nel Canale del Pirosetto,
stretto e spettacolare canale tra le rocce. e durante la salita possiamo ammirare da molto vicino l'invitante roccia dei torrioni.
 Qualche passaggio un po' più difficoltoso (che superiamo con eleganza, da veri "escursionisti esperti").
Questo percorso, in realtà non presenta eccessive difficoltà, comunque come non mi stanco mai di dire, negli ambienti montani non bisogna mai abbassare la guardia, infatti anche una semplice caduta può trasformarsi in tragedia su terreno accidentato e i soccorsi non possono essere tempestivi.
Dopo questo doveroso appunto continuiamo con la nostra avventura;  usciamo dal Canale del Pirosetto e ci troviamo ancora a salire pendii erbosi tra rocette che ci portano verso l'antecima  sulla cresta nord ovest.
 Già da qui ammiriamo il panorama verso la costa, purtroppo la giornata non è propizia, non ci regala quella vista che si estende dal golfo della Spezia sino al livornese con le isole dell'arcipelago toscano e la Corsica, peccato!.
Giungiamo all'anticima del Corchia (quota 1630), proseguiamo lungo la cresta.
La cava è ai nostri piedi e raggiunge proprio la cresta del monte. Continuiamo per il filo di cresta raggiungendo la cava a pochi metri, la gran parete bianca si distingue nettamente dal mare.
Dalla parte opposta è intagliata un'altra cava la cui strada di accesso ha in pratica distrutto il bosco sul versante nord, sono falliti subito dopo così che non un blocco di marmo è uscito da questa distruzione.
Sull'antecima ci concediamo un po' di riposo per ricompattare il gruppo.
Proseguiamo per la vetta affrontiamo la salita finale e giungiamo raggiungendo quota 1676mt.
Le Apuane ci circondano da tre lati: davanti a noi, tra la nebbia, la maestosità della Pania e di fronte il mare è ai nostri piedi, a fiducia perché non è che si vedi gran che!.
Fortunato è chi può trattenersi fino a tardi, quando il sole si tuffa nel mare che calmo si colora mentre grigie spuntano le cime della Gorgona, di Capraia e più lontano l'Elba, nelle belle giornate anche le cime della Corsica, oggi non vale la pena stare quì sino al tramonto, inizia anche a piovere.
 Dopo le foto di rito e un piccolo spuntino, iniziamo a scendere sempre lungo la cresta. Adesso il sentiero è segnato dal CAI. Incontriamo la carcassa del Bivacco Lusa, questo bivacco veniva usato dagli speleologi per recarsi nel vicino ingresso per L'antro del Corchia, ora una cosa ci viene da pensare: visto che la struttura sembra buona perché non recuperarlo? Oppure se non serve più a niente perché non toglierlo di mezzo e magari ripulire la vetta da un ammasso di ferro inutile?
 Proseguiamo in discesa sul filo di cresta il sentiero scende ora sempre sul versante interno e ci conduce ai prati e ai boschi di Foce di Mosceta in 1 h. dalla vetta del Corchia.. Il Rifugio "Del Freo" (quota 1180) è, senza dubbio, il più frequentato delle Apuane sia per la sua felice posizione come base di partenza per innumerevoli escursioni.
prima di raggiungere il rifugio attraversiamo delle praterie di paleo e poi, eccoci siamo davanti al rifugio, la località è baciata dalla natura, un angolo di alpi a due passi dal mare, antico alpeggio sotto la maestosità della Pania della Croce.
Qui facciamo una sosta prolungata per riposarci un po' e per uno spuntino veloce poi riprendiamo il cammino verso la nostra prossima meta la vetta della Pania della Croce.

La Pania della Croce (m. 1859) è la regina delle Apuane tanto che un tempo questa catena montuosa veniva identificata come Panie dal nome della sua montagna più nota, mentre l'attuale denominazione di Alpi Apuane è stato assegnato al gruppo montuoso solo in età napoleonica: un tempo la Pania veniva chiamata "Pietrapana" in quanto questi monti erano stati abitati per nove secoli dagli Apuani, una tribù ligure e la catena montuosa, ma soprattutto la sua vetta per eccellenza, aveva preso il nome da questi antichi abitatori "Pietrae Apuanae", cioè monti degli Apuani. Perfino il Boccaccia nel suo "De Montibus" ricorda la Pania come "Pietra Apuana Mons" e Dante nel canto XXXII dell'Inferno della Divina Commedia nei versetti 28/30 quando parla del ghiaccio che ricopre il lago di Cocito dice che era così spesso "…che se Tambernicchi vi fosse caduto o Pietrapana, non avrìa pur dall'orlo fatto scricchi" dove per Tambernicchi si intende il Monte Tambura e per Pietrapana la Pania alla Croce; e Ludovico Ariosto, governatore della Garfagnana per conto degli Estensi dal 1522 al 1525, afferma: "La nuda Pania tra l'Aurora e il Noto, da l'altre parti il giogo mi circonda che fa d'un Pellegrin la gloria noto".
 

Un cane giocoso ci saluta, vi sono già molti escursionisti, prendiamo il sentiero n° 126 che attraverso la Foce di Mosceta (m. 1182) ci porta all'attacco del sentiero per la cima.
Si comincia a salire in diagonale sulla sinistra il pendio della montagna, giungiamo poi ad un pianoro detto delle Gorfigliette a  quota 1407  dove si trova una piazzola per l'atterraggio degli elicotteri di soccorso.
Si continua poi a destra e a sinistra lungo il pendio su un tratto più erto attraversando un breve canale e giungendo ad una zona più dolce detta i Tavolini per poi risalire seccamente fino a sbucare al Callare della Pania, quota 1745, dove ci si può affacciare sul versante garfagnino. Da qui parte a sinistra la cresta per il Pizzo delle Saette (m. 1720) e, mentre il sentiero 126 procede verso il Rifugio "Rossi", noi prendiamo a destra il sentiero di vetta che prima incontra la Spalla settentrionale (m. 1835) , poi l'antecima nord (m. 1854) e infine perviene a quota 1859 in vetta alla Pania alla Croce, la regina delle Apuane, dove ci attende la grande croce posta dalla UOEI di Pietrasanta nel 1956. 
Ora che siamo in vetta  ci sentiamo più contenti ma prima di raggiungere la croce dobbiamo fermarci raccogliendoci davanti alla targa che ci ricorda il nostro carissimo amico Guido che purtroppo non potrà godere più di questi panorami ma comunque sarà sempre nei nostri cuori e lo porteremo sempre su ogni vetta che noi toccheremo.
Decidiamo di pranzare sulla vetta anche se soffia un vento teso che arriva dal mare, prudentemente ci portiamo sotto la cresta verso l'interno e così siamo al riparo.
Ci accomodiamo con lo sguardo rivolto agli Appennini, sotto di noi il rifugio CAI E. Rossi. sovrastato dall' Omo Morto e dietro la Pania Secca.
Si stà bene, vorremmo ammirare il panorama che ci circonda ma il panorama bellissimo non si concede, sul mare si potrebbero vedere le isole della Gorgona, Capraia e della Corsica, tutta la riviera da Livorno sino a Spezia la catena settentrionale delle Apuane in primo piano il Corchia, l'Altissimo, il Sagro,  e  il Sumbra e addirittura, nelle giornate più nitide, in lontananza si scorgerebbe perfettamente il monte Rosa.
A malincuore riprendiamo il cammino e adesso dobbiamo raggiungere il rifugio Rossi, torniamo sui nostri passi e raggiungiamo il Callare della Pania e scendiamo verso il versante garfagnino imboccando il Vallone  dell'Inferno con segnavia 126.
Scendiamo nel Vallone dell'Inferno. Esso è un circo di origine glaciale situato tra la cresta est della Pania della Croce e la sua spalla settentrionale. L’ambiente è aspro, brullo, roccioso e sassoso, a sfasciumi di marmo nel tratto che è percorso dal sentiero.
Scendiamo il ripido vallone facendo attenzione in quanto il terreno è molto smosso, comunque non ci sono particolari difficoltà, il luogo è estremamente panoramico sull’Uomo Morto e la Pania Secca.
Giungiamo alla Buca della Neve, sino a pochi anni fà in questa grande buca si poteva scorgere anche dopo l'estate della neve sul fondo, adesso a causa dei mutamenti climatici non ve ne conserva se non una piccola quantità, questa "buca", come altre che ve ne sono nella zona, veniva sfruttata da alcune persone chiamati "Uomini della Neve" che salendo da Cardoso attraverso il Passo degli "Uomini della Neve" giungevano sin quì superando un dislivello di 1300 mt. per prendere appunto la neve che serviva per per portarla ai centri turistici della riviera versiliese in tempi in cui i frigoriferi erano ancora proprietà di pochissimi.
Scendiamo ancora e un breve giungiamo alla Focetta del Puntone e da qui prendiamo il sentiero che conduce al Rifugio Rossi.
Tutto sommato abbiamo fatto presto a giungere sin qui, sono appena le 15,30. Dobbiamo aspettare che ci assegnino i posti letto e ne frattempo ci ritroviamo tutto il gruppo a chiacchierare all'esterno godendo di un caldo sole, peccato èer le fredde folate di vento.
La sera poi prosegue con una buona cena, due chiacchiere e poi quando è ormai buio tutti a letto, prima però abbiamo assistitito ad uno spettacolo della natura: in lontananza, molto in lontananza, probabilmente nella pianura Padana, si vedeva un grande fronte temporalesco e la notte si illuminava di raffiche do fulmini, per fortuna il tutto era molto lontano! 
La notte è passata senza traumi, alle 07,30 facciamo colazione e poca pulizia personale per carenza, per non dire mancanza, d'acqua e partiamo subito alla volta della nostra terza vetta: la Pania Secca( 1711 mt.).
Fuori dal rifugio pèrendiamo a sinstra sul sentiero 7 che porta al Piglionico dopo pochi minuti in moderata discesa arriviamo ad un bivio con palina indicante la svolta per la Pania Secca. bbandoniamo il sentiero n°7 e svoltiamo a destra seguendo una traccia che prosegue su prati e poi su pietraia.
di segni ne rimane ben poca traccia, qualche segno azzurro sbiadito, comunque il percorso da innumerevoli ed evidenti "ometti".
Siamo alla base della Pania Secca, poi risaliamo su un ripido pendio con molti detriti, percorriamo dei  tornanti.
La traccia a tratti poco visibile ma gli "ometti " ci vengono in aiuto.
Giungiamo in vetta alla Pania Secca mt. 1711 ,dal rifugio alla vetta ci abbiamo messo circa 45 minuti.
Il panorama e' molto bello sulle Apuane settentrionali, la Garfagnana e sull'Appennino.
Dopo aver bivaccato un pò e le solite foto di rito ridiscendiamo percorrendo la stessa strada della salita riportandoci al rifugio Rossi.
Arrivati al rifugio ci raggiungono altri cinque amici che sono arrivati dal Piglionico nel Garfagnino e verranno con noi al Pizzo delle Saette.
Salutiamo i gestori che sono stati veramente ospitali cercando di farci avere meno disagio possibile per la mancanza d'acqua.
Riprendiamo il cammino per raggiungere il Pizzo delle saette.
Il Pizzo delle Saette fa parte del gruppo delle Panie ed è una cima molto meno frequentata della Pania della Croce e della Pania Secca, anche se ugualmente bella ed interessante. L'ambiente che attraversiamo durante questa escursione è molto selvaggio e roccioso e questa escursione, pur non presentando difficoltà eccessive, va' presa con la dovuta attenzione ed è sconsigliabile ai principianti e a chi non ha un minimo di confidenza con il terreno tipico delle Alpi Apuane.
Con il sentiero 126 ci riportiamo alla Focetta del Puntone,qui convergono svariati sentieri, noi seguiamo il sentiero 139 che scende verso la selvaggia Borra di Canala con massi, sfasciumi e rocce tutt'intorno fino a che dopo pochi minuti incontriamo alla nostra sinistra una traccia di sentiero segnalato con la dicitura: " Pizzo delle Saette, sentiero per esperti ".
La via è segnata ma comunque vi sono anche numerosi "ometti".
 Dobbiamo fare molta attenzione perchè camminiamo su molti detriti, sfasciumi e grosse rocce non sempre salde, anzi direi quasi mai; molto utile è anche l'utilizzo del Casco, il sasso volante è sempre in aguato!
Casco, procedere vicini e attenzione a non far cadere sassi verso chi ci segue.
Dopo circa mezz'ora di cammino sul versante est della montagna, il sentiero inizia a salire in modo più deciso e, con l'aiuto delle mani, ci arrampichiamo su qualche facile roccetta fino a raggiungere la cresta che congiunge la Pania della Croce al Pizzo delle saette già splendido punto panoramico.
Seguiamo il sentiero alla nostra destra che inizialmente segue il filo di cresta per poi portarsi a sinistra di essa fino ad arrivare alla base di un canalino. Risaliamo il canalino ripido e sassoso, anche qui pericolo caduta sassi, che ci conduce a breve sulla vetta.
 
Il panorama dal Pizzo, vetta ardita e non molto frequentata dagli escursionisti, è stupendo. Ben visibili molte cime della Apuane settentrionali, il mare, il lago di Isola Santa, il campanile del paesino abbandonato di Col di Favilla, la valle della Turrite secca, il Sumbra e il Fiocca circondato da castagneti secolari.
Dopo aver bighellonato abbastanza, forse troppo, sulla vetta dobbiamo ripartire, scendiamo per il canalino già percorso in precedenza e dobbiamo fare molta attenzione in quanto, come giò detto, è messo male su sfasciumi che rendono la discesa problematica. Superato il bivio con il sentiero n° 139 per la Pianizza proseguiamo ancora per alcuni metri e sulla destra parte una traccia poco evidente ma segnalata da un " omino" di pietra ed evitiamo la cresta che ci condurrebbe al Callare della Pania, non tanto per non fare la cresta ma per accorciare il percorso, infatti questo percorso ci porta un bel po' più in basso del Callare.
Infatti camminando per prati, rocce e sfasciumi, attraversando un ultimo ravaneto giungiamo al sentiero n° 126 che  ci conduce agevolmente alla Foce di Mosceta.
Una volta raggiunto il rifugio del Freo ci concediamo chi una birra chi una fetta di crostata, chi un caffè chi tutte e tre.
Rimaniamo un pò a ripetere nella mente l'escursione fatta esprimendo le nostre sensazioni, tutte soddisfatte.
Dopo esserci freddati i muscoli a ripartire e in forte salita come adesso è proprio dura, entriamo sul 129, nel rimboschimento di larici e poi continuiamo su traccia di sentiero ormai ridotto ad una trincea per l'erosione dell'acqua. Siamo quasi alla fine della salita, almeno di questa, diamo un'ultimo sguardo alla regina delle Apuane la Pania della Croce e al Pizzo delle Sette e ci inoltriamo nel fitto della faggeta, ah che bella frescura! il sentiero ci permette di camminare speditamente ma ad u tratto dobbiamo riaffrontare una ripida salita.
Affrontiamo quest'ultima salita e poi siamo di nuovo su facile e riposante sentiero, tra una chiacchera e l'altra ci troviamo ben presto sulla marmifera a quota 1300 mt.
Non ci resta che percorrere tutta la strada, segnavia n° 11, sino a Passo Croce passando per Fociomboli a quota 1265 mt. ( passo ubicato tra il monte Freddone e il Corchia). Camminiamo sulla strada e devo dire che non è molto piacevole, specialmente quando motociclisti e automobilisti che non hanno nessun rispetto per chi sta camminando alzando nuvoloni di polvere.
Prima di giungere alle auto passiamo sotto i Torrioni e ammiriamo la destrezza di alcuni rocciatori che si cimentano sulla salita a  questi pinnacoli che ci ricordano gli ambienti dolomitici.
Eccoci siamo all'auto e la nostra escursione è finita, un'escursione facile da affrontare da escursionisti esperti: comunque con un buon accompagnatore può essere affrontata da tutti, tutti quelli che abbiano voglia di camminare e apprezzare le bellezze delle nostre Apuane.
Proprio una splendida escursione sulle nostre amatissime Apuane, una due giorni su questi splendidi monti  come splendida è stata la compagnia, un pò caciarona ma comunque ci stà!
Ciao,
Alla Prossima!!

Più in alto l'azzurro profondo del cielo non mi dice la gioia. 
Vorrei somigliarvi superbe montagne che amo. 
Vorrei come voi alzare i miei fianchi poderosi al cielo, stendere sopra le valli eterni ghiacciai immobili. 
Vorrei come voi rimanere, imitando l'eterno. 
Ma il mio destino è lo stelo di un fiore e una foglia d'autunno nell'aria che vibra.

 ( tratto da montagna vissuta a cura di Achille Quarello)

 

 

E’ bene affrontare l’itinerario descritto con tempo stabile (molto pericoloso trovarsi in cresta con un temporale…il nome “Pizzo delle Saette” è più che esplicito) e visibilità buona. La salita al Pizzo e la cresta Pizzo-Pania possono inoltre diventare molto pericolose se la roccia è bagnata o ghiacciata.




 


 

 

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