U.O.E.I.
UNIONE OPERAIA ESCURSIONISTI ITALIANI
Sezione "Antonio Tessa" - RIPA DI VERSILIA
 

28/05/2017 Monte Tambura da Resceto, giro ad anello.
Lizza della Focolaccia o Lizza Magnani

Siamo nelle Apuane massesi, le più selvagge, le più aspre, le più segnate dalle cicatrici delle vie di lizza…le Apuane più Apuane


 

"...Non fece al corso suo sì grosso velo
di verno la Danoia in Osterlicchi,
nè Tanaì là sotto ‘l freddo cielo,
com’era quivi; che se Tambernicchi
vi fosse
sù caduto, o Pietrapana,
non
avria pur dall’orlo fatto cricchi

La Tambura fu citata da Dante nella Commedia, Inferno, canto XXXII, versetti 28-30 per sottolineare la consistenza del massiccio strato di ghiaccio nel quale sono rinchiusi, fino al viso, nell’ottavo cerchio (Cocito), i traditori dei parenti, della patria e della propria parte politica. Infatti Dante dice che il ghiaccio non si sarebbe minimamente incrinato anche facendoci precipitare sopra la Tambura (Stamberlicche) o la Pania della Croce ( Pietrapana dall’antico nome Pietra Apuana). ( www.escursioniapuane.com )


 

COME ARRIVARE: Come arrivare:
da Sud:
raggiungere il centro di Massa e proseguire in direzione Carrara. Prima di raggiungere il fiume Frigido, si troverà, a destra la deviazione per Forno e Resceto.
La strada costeggia la sinistra orografica del Frigido: non resta che seguire le indicazioni per Resceto, dove bisogna lasciare la vettura nella piazza in fondo al paese.

Da Ovest:
Seguire la via Aurelia in direzione Massa. Prima di raggiungerne il centro, appena oltrepassato il ponte sul fiume Frigido, deviare a sinistra seguendo le indicazioni per Forno e Resceto.
Raggiunta Resceto bisogna lasciare la vettura nella piazza in fondo al paese.

                                                                                           - INDICAZIONI STRADALI -

 

 
ITINERARIO: Resceto (m.485) – Via Vandelli (sentiero CAI 35) – Casa del Fondo (m.627) – Lizza della Focolaccia (sentiero CAI 166) – bivio sentiero 166 bis – bivio sentiero 163 – Cava Magnani (m.1352) – Passo della Focolaccia (m.1642) - Passo della Focolaccia (m.1642) – sentiero CAI 148 – cresta nord-ovest della Tambura – M.Tambura (m.1890) – Passo Tambura (m.1620) – Via Vandelli (sentiero CAI 35) – Casa del Fondo (m.627) – Resceto (m.485) 
 
PARTECIPANTI:  19 escursionisti 


 

 

DIFFICOLTA’  -  (EE) (sentiero difficile). La difficoltà nasce dalla lunghezza e dal dislivello notevole che richiede buon allenamento. Non ci sono comunque tratti esposti. La difficoltà aumenta in presenza di neve e ghiaccio.
Dislivello 1405 mt.
 

 
TEMPI DI PERCORRENZA
8 h cammino
 


 
SENTIERI CAI PERCORSI :
166 Resceto – Casa del Fondo – Lizza delle Cave Magnani o Silvia – Canal Pianone – Cave Magnani – innesto sent.36
166B Casa del Fondo – Lizza Pellini, dell’Argia o del Padulello – innesto sent.36
148 P.so Tambura – Monte Tambura – P.so della Focolaccia
35
Resceto – Casa del Fondo – Via Vandelli – Finestra Vandelli (collegamento per il Rif. N.Conti) – P.so Tambura - Arnetola – Cava Formignacola – P.so Tambura

 

   
 
ACQUA: A Resceto , al rifugio Nello Conti ai Campaniletti
 Al Passo della Tambura lato Arnetola una fonte tra il paleo a quota m.1565 (loc. Casone)
 
PUNTI D'APPOGGIO :
Rifugio Nello Conti ai campaniletti
 

PERIODO CONSIGLIATO Primavera estate, in inverno con attrezzatura per neve e ghiaccio            (Assai difficile)

 

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Elevazione

      

                 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto escursione
              

Questo è un percorso lungo e faticoso, per una delle vie di lizza più impegnative delle Apuane massesi. Molto interessanti sono i panorami e le fioriture. È possibile constatare le modificazioni che l’attività dell’uomo ha operato e sta ancora operando su una delle zone più belle della montagna di Massa. Il sentiero permette, raccordandosi ad altri, di percorrere un interessante anello del monte Tambura.
( Escursioni Apuane http://www.escursioniapuane.com/SDF/Sentiero166A.html )

Questa settimana ci attende un'escursione di quelle hard, un'escursione che mette alla prova tutti i muscoli, non solo quelli delle gambe ma dell'intero corpo, un'escursione che se non hai fiato ti sconfigge.
Andremo su una delle montagne più ambite dagli escursionisti apuani: la Tambura.
Il Monte Tambura è una montagna di 1895 metri, la seconda per altezza della catena delle Alpi Apuane, dopo il monte Pisanino , al confine tra la Provincia di Lucca e la Provincia di Massa e Carrara. È compreso nel territorio del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane.

A Ripa di Versilia, solito luogo di ritrovo, ci ritroviamo in ben 19 escursionisti, tutti belli carichi e ansiosi di cimentarsi in questa avventura. Partiamo subito alla volta del paese di Resceto in provincia di Massa (m.485mt), facilmente raggiungibile dal capoluogo. Il borgo, sviluppatosi con l’apertura della settecentesca Via Vandelli e con l’escavazione marmifera, è incassato nel fondovalle, dominato da una corona di montagne aspre e rocciose.
La strada termina in una piazzetta dove fa manovra il pullman, attenzione a come si parcheggia perché si effettuano corse anche nei giorni festivi.
Facciamo un pò di fatica a trovare dove parcheggiare e qualche macchina deve ridiscendere brevemente e parcheggiare lungo la strada.
Siamo pronti per partire, nella piazzetta c'è una fontana in caso di mancanza d'acqua è bene fare rifornimento perché di acqua non ne troveremo, l'unica fonte fruibile è al lontano rifugio Conti ai Campaniletti, in realtà al passo della Tambura scendendo brevemente verso Arnetola, nel versante opposto, ci sarebbe un'altra fonte ma nei periodi caldi potrebbe essere asciutta.
 Imbocchiamo la via appena sopra la piazzetta, da prima asfaltata ma che diventa subito sterrata; da qui comincia la famosa Via Vandelli, ardita opera di ingegneria stradale nata per mettere in comunicazione Modena con Massa, valicando l'Appennino e le Apuane. La strada, iniziata nel 1738 e terminata nel 1751, prende il nome proprio dal suo progettista, l'ingegnere Domenico Vandelli.  (Via Vandelli Wikipedia)
La via Vandelli è numerata CAI con segna via 35 e in questo tratto prosegue in comune al 166 che da casa del Fondo ci condurrà alle lizze Silvia o a quella del Padulello.
Superata la casa del Fondo sulla destra troviamo la deviazione sulla sinistra (segnalato) per il sentiero 166. Ci troviamo subito ad affrontare la lizza della Focolaccia o anche chiamata lizza Magnani
che si sviluppa sul versante orografico sinistro dell’orrido Canal Fecoraccia.
Una via che “pur non essendo la prima  né per dislivello né per pendenza,  rappresenta un po’ il simbolo della lizzatura nel massese: essa richiedeva ben tre giornate di lavoro per far discendere la carica, e usurava talmente i materiali che raramente si riusciva a utilizzare le stesse lizze per più di due discese . Anche se altre lizze hanno maggior lunghezza e pendenze più violente, poche hanno un’esposizione su dirupi costante come quella della lizza della Focolaccia. Tutto il percorso di questa lizza è costruito a massicciata sul fianco del canale ed affacciato sul pendio: abbiamo raccolto da alcuni ex lizzatori rescetini la testimonianza di un incidente, fortunatamente senza conseguenze mortali, accaduto quasi al termine di una lizzatura su questo percorso per il franamento della muratura a secco sotto il peso della carica di marmo” (dal bellissimo libro “Le strade dimenticate” di F.Bradley – E.Medda, Poliedizioni, Massa).
La pendenza di queste vie di lizza sono impressionanti e si fanno sentire, è impossibile  non pensare a tutti quegli uomini che per portare a casa un pò di pane la vita che facessero! 
Proseguiamo rapiti  dall'ambiente selvaggio e magnifico, abbiamo tralasciato, poco dietro, la deviazione con il 166b che verso sinistra porta ad un'altra celebre lizza, quella del Padulello.
Continuiamo, perciò, sempre dritto sul ripidissimo 166. La lizza è ben conservata tranne in un tratto quasi iniziale, dove una bella porzione è franata, in questo tratto non è rimasto gran che e il passaggio è da fare con prudenza anche se non presenta grandi difficoltà. Proseguiamo sempre sul ripido, lungo la via troviamo ancora i fori per i " piri", pali di legno o anche di marmo  che conficcati saldamente al suolo vi si avvolgevano le funi che tenevano le lizze durante la loro discesa verso il luogo di caricamento, suggestive anche le scanalature nel marmo causate dallo sfregamento delle corde nelle zone dove la lizza tende a curvare.
Giungiamo contro un canale e qui sembrerebbe che la lizza finisca sotto una valanga di detriti provenienti dalla cava sovrastante, dalla parte opposta è segnalato il sentiero CAI 163 che va a ricongiungersi con la Vandelli passando per la miniera di ferro.
Ci è voluto un pò di ricerca ma alla fine sulla sinistra abbiamo intravisto un segnale rosso sbiadito e un sentiero, probabilmente un vecchio sentiero di servizio per la cava.
Il sentiero con andatura sempre ripida ci conduce  alle placche di marmo del Piastrone e successivamente alle cave del Padulello ( 1414 mt.)
Adesso ci immettiamo sul sentiero 166b, che nel frattempo abbiamo intercettato, che ci porta a passare da Piastra Marina e successivamente a raggiungere la polverosa e assolata strada di cava.
Ci fermiamo un attimo all'unica ombra fornita da una costruzione di servizio dei cavatori e poi riprendiamo il cammino su quello che si può dire l'unico tratto
che avremmo evitato volentieri.
Finalmente giungiamo al Passo della Focolaccia. Il Passo della Focoloccia (m. 1650), situato tra il Monte Cavallo (m. 1890) e il Monte Tambura (m. 1895) è  sconvolto dalle cave di marmo che con  la frenetica attività  tutt’ora attiva ha prodotto, e sta producendo, danni ambientali irreversibili con – tra l’altro – uno sbassamento della cresta di circa 50 metri.
Una riflessione voglio farla anch'io: è innegabile che il territorio è stato deturpato in maniera scellerata ma è anche vero che molti posti di lavoro tra le province di Massa e Lucca sono legati all'attività estrattiva. Penso che sarebbe saggio sedersisi ad un tavolo, guardarsi negli occhi e ognuno cedere su qualche posizione. Una più controllata gestione delle cave con prelevamenti già stabiliti, pulizia delle stesse da rottami e ravaneti, e magari estrazioni da cave in galleria che hanno sicuramente minore impatto sull'ambiente, e dall'altra parte rispetto per chi fa un lavoro duro antico di millenni. Insomma esser meno intransigenti l'uno verso l'altro, queste idee potranno anche venire smentite ma sicuramente potranno essercene molte altre magari più valide avanzate da esperti nel settore.
Questo comunque era un tempo un verde e ameno luogo dove fu inaugurato il 18 maggio 1902 il "Rifugio Aronte" (il più antico di tutte le Alpi Apuane) da parte del CAI ligure di Genova e tutti noi vorremmo che si preservasse anche per le generazioni future, non può semplicemente sparire tutto questo!
 Dal passo lo sguardo si affaccia su Resceto, da cui giungono due ripidissime lizze (la lizza del Padulello o lizza Silvia e la lizza della Focoraccia quest'ultima che abbiamo appena percorso) o sulla vicina Punta Carina, guglia dalla caratteristica forma di pugnale e palestra di roccia per gli scalatori.
Chiusa la parentesi, iniziamo la salita vera e propria alla Tambura. Partiamo sotto il sole a picco, mno male che c'è una fresca brezza.
Prendiamo a destra della cava giungendo a un sentiero (segnavia 148) che ogni volta ci vai cambia posizione in funzione dell'avanzare della cava, all'inizio assomiglia più a un ravaneto che a un sentiero ma ben presto si guadagna la cresta per proseguire spediti su e giù per due gobbe seguendo sempre la cresta dove necessita un pò d'attenzione, superiamo una spalla del monte Crispo dopo un'ora dal passo della Focolaccia,   giungiamo finalmente in vista della vetta che raggiungiamo ben presto.
Il panorama è eccezionale: lo sguardo si rivolge a tutte le cime delle Apuane, alla Garfagnana, agli Appennini, alla Versilia, al mar Tirreno sino al golfo della Spezia.
Ci riposiamo e rinfreschiamo ma poi decidiamo, non essendo molto tardi, di scendere sino al rifugio Nello Conti ai campaniletti e quindi prendiamo la cresta sud, la via più corta ma più ripida per raggiungere il Passo della Tambura, questa cresta corrisponde comunque al sentiero 148.
Dalla vetta viene indicato come tempo un'ora per il passo ma noi lo raggiungiamo in 40 min.
Proseguiamo in direzione Resceto sul sentiero n°35, la Via Vandelli, che in una trentina di minuti ci conduce alla Finestra Vandelli a quota 1442, è una spianata artificiale costruita per la sosta delle carrozze lungo la via, presumibilmente nei pressi era presente un Casone, cioè un punto di ristoro e di sosta. Oggi da qua si sale in 5 minuti al rifugio Conti ai Campaniletti. La zona è un bel punto panoramico in particolare sull’Alto di Sella e le cave delle Gruzze. La finestra è, inoltre, un passo per dirigersi al monte Focoletta ed alla Focetta dell’Acqua Fredda.
Decidiamo di fare una sosta per rifocillarsi al rifugio "Nello Conti" intitolato a una famosa guida di Resceto. Il rifugio è in fase di apertura in quanto ha cambiato gestione ed è prevista l'apertura ufficiale per il 15 di giugno prossimo. Dobbiamo dire che i futuri gestori sono stati molto ospitali nonostante fossero indaffarati nell'organizzare il rifugio e pur non potendoci accontentare sul pranzo ci hanno offerto del buon caffè a tutti quanti.
Rimaniamo abbastanza a lungo al rifugio ma poi dobbiamo necessariamente riprendere la strada del rientro e per fare questo dobbiamo scendere l'intermnabile via Vandelli che si snoda per circa sei Km dal Passo della Tambura a Resceto, quindi ce ne mancano ancora circa cinque. Si scende, si scende ma non si arriva mai, sempre davanti ai nostri occhi il paese di REsceto e le innumerevoli risvolte dei lunghi tornanti. Infine arriviamo alla località le Teste dove c’è un lapide che ricorda la località dove venivano appese le teste dei malfattori decapitati.
Successivamente raggiungiamo il ponte di ferro sul Canale Pianone  e finalmente i tornanti son terminati.
Continuiamo e ritroviamo il bivio con il sentiero 166 lizza Magnani chiudendo così il giro. Non ci resta che ormai scendere per pochi minuti e siamo nella piazzetta di Resceto a rinfrescarci con la buona acqua della fontana che vi ci si trova, peccato sia nascosta da dei brutti raccoglitori per l'immondizia.
Siamo stanchi ma enormemente soddisfatti, ci voleva una cavalcata così, una cavalcata apuana. Ora non ci resta altro che recarci ad una delle nostre gelaterie di fiducia e chiudere in dolcezza la nostra giornata.

Alla prossima

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