U.O.E.I.
UNIONE OPERAIA ESCURSIONISTI ITALIANI
Sezione "Antonio Tessa" - RIPA DI VERSILIA
 

23/04/2017 il giro delle tre Grotte - doveva essere il monte Gabberi ma....

 


 

COME ARRIVARE: Bisogna raggiungere Camaiore per via Bellosguardo (SP1). Al semaforo con via Fondi seguire le indicazioni per Casoli. Raggiungere il paese e oltrepassarlo, proseguendo per l’unica strada fino a raggiungere Tre Scolli.
                                                                                       INDICAZIONI STRADALI

 

 
ITINERARIO: Tre Scolli(526 mt), S. Rocchino (801 mt)- Grotta del Tanaccio - Grotta della Vulva - S. Rocchino - Agriturismo Il Paesaggio - Grotta All'Onda
 
PARTECIPANTI:  23 escursionisti 


 

 

DIFFICOLTA’  -  (E)
 

 
TEMPI DI PERCORRENZA
4 h cammino
 


 
SENTIERI CAI PERCORSI :
 
106 Tre Scolli – Foce di S.Rocchino – Pomezzana – Rif. Forte dei Marmi

 
107/3  La Culla – Case Lecci – Monte Gabberi – Foce di S.Rocchino
 Sentieri non segnati da agriturismo e grotta all'Onda
 
 
ACQUA: Al paese di Casoli e alcune fonti lungo il sentiero per Grotta all'Onda
 
PUNTI D'APPOGGIO :
Agriturismo il PaesaggioTel.: 0584 777587; 339 2611833nelle vicinanze di San Rocchino
 
Periodo consigliato: tutto l'anno

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Foto escursione
              

 La nostra escursione in programma per oggi non si apre con i migliori auspici infatti il celo al mattino si presenta molto nuvoloso e le previsioni meteo non sono incoraggianti, ma, visto che l'ultima volta abbiamo annullato e poi non ha piovuto, anzi.
Questa volta non vogliamo farci fregare e partiamo lo stesso, siamo in ventitre, un bel numero.
Ci portiamo verso l'abitato di Casoli nel comune di Camaiore e superato questo paese proseguiamo sino alla località Tre Scolli.
lasciamo le auto in un slargo nelle vicinanze di una casa, si potrebbe continuare e prendere dritto dove c'è un cartello
di Strada Privata senza sbocco, proseguire per circa 300 metri, ignorando le varie strade (private) laterali, fino a raggiungere, subito dopo una curva a sinistra con uno spiazzo, una sbarra biancorossa alzata. Il sentiero si trova sulla destra (segnale bianco-rosso), all’altezza dello spiazzo in cui si può lasciare l’auto.
Ma visto che la distanza è breve e la strada è privata preferiamo scaldarci i muscoli e inerpicarci per la ripida salita su asfalto.
Giungiamo all'inizio del sentiero CAI N°106, sentiero che conduce appunto alla località di San Rocchino (m. 801).
Iniziamo il cammino in una bella  faggeta, in breve siamo al tornate superiore della strada, in corrispondenza della lastricata dell'acquedotto che verso destra, salendo, porta a Grotta all'Onda.
Proseguiamo seguendo ancora l'asfalto per pochi metri troviamo davanti anoi il sentiero 106
La prima parte è in salita leggerissima, in un ambiente aperto che consente la vista sul versante sud del Gabberi, ma ben presto ci si addentra nella parte boscosa e si comincia a salire più decisamente.
Incontriamo, poi, alcune case, sino a pochi  anni fà i prati erano ancora coltivati, oggi sembra che siano stati abbandonati, e si sà la terra è troppo bassa!  Le case invece sono ancora ben tenute.
Proseguendo ancora troviamo un'altra casa in un'abetaia, seguendo il sentiero, delimitato da un alto muraglione, arriviamo al bivio dove a sinistra si và sul Gabberi e a destra prosegue per San Rocchino(m. 801), nostra prossima meta, non obbligatoria per noi oggi ma allunghiamo brevemente per fare una visita anche quì, il sentiero per l Gabberi lo possiamo imboccare anche da quì.
Al vecchio oratorio di S. Rocchino, (Cappella di san Rocco; luogo di antiche controversie di pascolo tra Pomezzana e Casoli). si può giungere anche con una sterrata che sale da Pomezzana ma visto che la strada è privata potrebbe essere preclusa la percorribilità.
Questo è un importante snodo di sentieri: il sentiero 3 per Farnocchia e Capezzano Monte da una parte e per la Foce del Pallone e Palagnana dall’altra, il sentiero 107 per la vetta del Gabberi e La Culla e il sentiero 106 che stiamo percorrendo.
Stavo dimenticando di dire che nel frattempo la pioggia è più insistente, fine ma fitta. Decidiamo che non è il caso di effettuare la nostra escursione come preventivato al Gabberi, innanzi tutto potrebbe essere pericoloso su rocce viscide e, altra cosa non trascurabile, non vedremmo nessun panorama.
Optiamo perciò per andare alla ricerca di sconosciute grotte che dovrebbero essere nelle vicinanze: la grotta del Tanaccio e della Vulva, si chiama così!!
Imbocchiamo il sentiero n°107 che prosegue assieme al 3, oltrepassiamo un prato con una baracca in lamiera e saliamo verso il monte. Sappiamo che, quasi all'inizio, c'è un sentierino che conduce a questi luoghi, ne troviamo uno sulla sinistra ma si rivela sbagliato in quanto a fondo chiuso, perciò proseguiamo e dopo poche decine di metri troviamo un alberello all'inizio del sentierino con una fettuccia di plastica colorata bianco rossa e cosa più utile una piccola pietra incastrata nella forcella della pianta con scritto, in maniera microscopica, "Grotta". Uno sforzo in più no è??
Prendiamo questo sentiero non sempre agevole ma comunque non presenta problemi insormontabili, in circa 10 minuti troviamo un paletto con una bella freccia, qui si, indicando la grotta del Tanaccio che si trova sulla destra appena sopra.
Saliamo una ripida rampa e siamo all'interno della grotta con il suo arcano "trono".
Non sono molto afferrato della storia di questi luoghi e per questo ho cercato su internet notizie su queste grotte, oltre che alle cose sicure sui ritrovamenti il resto sono teorie autorevoli ma pur sempre teorie.
Questo è quello che ho trovato e che più mi aggrada come teoria.
 

La Grotta del Tanaccio e della Vulva.
Sul panoramico versante sud delle Alpi Apuane, presso i villaggi di Farnocchia e Pomezzana, esiste ancora un poco conosciuto manufatto preistorico di grande interesse antropologico all’interno della grotta del Tanaccio. All’interno di un’ampia cavità naturale sul fianco di una scarpata una colonna stalattitica fu modellata in modo singolare per ricavare una sorta di seggio di pietra risalente probabilmente a circa 11.000 anni fa: un vero e proprio trono di pietra. La documentata presenza di un insediamento preistorico poco distante oltre la valle, nella Grotta all’Onda, fa pensare a un’area sacra non residenziale composta da almeno due grotte: il Tanaccio è la più settentrionale di queste.
Il culto lunare e matriarcale imperante nella cosiddetta Era del Cancro prevedeva che certi luoghi sacri fossero dedicati alla Grande Madre, e che l’accesso fosse consentito alle sole donne. Il seggio, rivolto verso l’apertura della grotta, è scolpito e ricavato da una colonna simile ad altre presenti lungo le pareti della cavità naturale ed è composto da una “spalliera” alta con una coppella, e da una specie di “seduta” prevalentemente occupata da una concavità scavata e rifinita manualmente come per contenere un liquido. Dal soffitto della grotta, infatti, ancora oggi l’acqua filtrata dalla roccia cade in frequenti gocce nella concavità.
La presenza di abbondante acqua sorgiva nei pressi fa escludere un uso strettamente potabile della piccola riserva così prodotta, mentre appare probabile un utilizzo rituale. La ricercatrice Maria Cristina Ciriello ipotizza che il manufatto sia servito come “seggio da parto” e che i neonati scivolassero dolcemente nella vasca quasi come in un moderno parto in acqua, ricordando anche l’usanza delle puerpere del luogo di seppellire la placenta presso la grotta; usanza venuta meno soltanto verso la metà dell'ottocento .
Pur condividendo tale ipotesi, suggerisco anche un possibile utilizzo sacrale del seggio in riti di fecondità. In tal caso il manufatto in pietra sarebbe oggi mancante di una importante parte presumibilmente presente in passato. È possibile infatti che in origine la parte alta della stalattite pendente dal soffitto non fosse stata asportata del tutto, bensì scolpita e modellata in forma fallica a realizzare un complesso di roccia in cui la donna seduta sul seggio si sottoponeva al gocciolare della sovrastante stalattite durante rituali di fertilità e di sacralizzazione dell’origine della vita. Il rito avveniva all’interno di una grotta, simbolicamente inneggiante al sacro Femminino e alla Dea Madre, emblema dell’utero della Madre Terra ancora vivo nell’inconscio collettivo sia in oriente che in occidente.
Una ben visibile croce incisa sulla spalliera ed altre meno evidenti sul manufatto e sulle pareti di entrambe le grotte testimoniano del processo di cristianizzazione dell’area sacra e dell’operazione sincretistica operata fin dal V secolo. Un’operazione che mirava a recuperare ed integrare parte della tradizione sacra pagana radicata nella popolazione locale, e che, contemporaneamente era volta a eliminare i simboli e le usanze meno riutilizzabili, o decisamente meno accettabili da parte della nuova cultura religiosa che si andava affermando. Risale probabilmente agli ultimi 1600 anni l’asportazione della stalattite fallica sovrastante il seggio e la proibizione del rito sacro femminile, di cui rimasero solo tenui tracce. Analoghe trasformazioni storiche sono documentate in gran parte d’Europa a carico di numerosi siti megalitici, come a Carnac, dove il clero cattolico dovette agire con determinazione almeno fino al XVIII secolo per estirpare la millenaria tradizione dei rituali di fertilità delle donne bretoni presso i menhir preistorici della zona.
La seconda grotta, appena più a sud e poco più bassa del Tanaccio, sempre in epoca preistorica era invece riservata ai riti maschili di iniziazione, sfruttando una cavità dalla forma che ricorda gli organi femminili posta leggermente in salita nel fondo della caverna. All’età di 12 anni i maschi della tribù erano pronti a entrare nella società degli adulti  affrontando la prova iniziatica detta del “ Compimento ” come se fosse una seconda nascita. I candidati venivano legati e lasciati per un’intera notte da soli all’interno della cavità uterina. Il mattino successivo, superata la prova, veniva festeggiata la loro nascita nella società maschile del villaggio. Questa prova di coraggio non deve essere sottovalutata, in quanto uno dei rischi concreti per gli iniziandi era quello di diventare il pasto dei leoni che ancora frequentavano queste montagne o di altri predatori come lupi e orsi. Era comunque facoltà degli anziani della tribù permettere una vigilanza notturna svolta con discrezione all’esterno della grotta per scongiurare tale infausta eventualità, mantenendo però intatta la valenza sacra della cerimonia che necessitava in ogni caso di un deciso atto di coraggio da parte dei candidati.
Giovanni Pelosini  ( dal sito gpsies  - 
http://www.gpsies.com/map.do?fileId=lhtwxzlircoohole&language=it )

Rimaniamo un pò a riparaci dalla pioggia all'interno della grotta e siamo affascinati e incuriositi, specialmente dal "trono"  e molte sono le fotografie che scattiamo a questo manufatto, poi usciamo determinati a trovare anche la seconda grotta anche se la pioggia continua  a perseguitarci.
Ci riportiamo sul sentiero principale e lo scendiamo verso sud, dopo pochissimi metri siamo in uno slargo sotto delle ripide pareti dove si apre la seconda e curiosa grotta, in realtà si tratta di una grotta più piccola all'interno di un'altra più ampia.
Anche quì numerose foto e neanche a dirlo all'interno della bizzarra apertura, un pò un ritorno a dove tutto ha avuto inizio!
Ora ci troviamo davanti alla decisione o di terminare quì l'escursione e tornare a casa, ma è abbastanza presto, o trovare un'altra meta. La decisione cade, e non poteva essere altrimenti visto il tema ipogeo che ha preso la giornata, nel portarci alla non lontana e più famosa grotta all'Onda.
Torniamo sui nostri passi e torniamo alla Foce di San Rocchino dove opportunamente ci ripariamo all'interno di una stanza che rimane sempre aperta, fatto presente della decisione presa tutti l'hanno accolta favorevolmente, quindi imbocchiamo il sentiero 3 in direzione Grattaculo ma subito ci abbassiamo per uno stradello che passa proprio al di sotto dell'agriturismo il Paesaggio.
é questa più una strada sterrata che un sentiero si presenta ben tenuto e il fondo è compatto, continuandolo si scenderebbe sino ad incrociare l'acquedotto.
Noi superato il bivio che scende appunto all'acquedotto proseguiamo sulla sinistra e il sentiero si fà più sconnesso ma sempre ben praticabile, unica cosa che manca totalmente di segnalazioni, lungo il percorso si trovano diverse sorgenti  e quando troviamo una grande vasca (lavatoio?) siamo ormai vicini alla grotta, si sale sulla sinistra e troviamo un unico paletto verniciato di rosso senza indicazioni, poi scendiamo una breve rampa e siamo sotto l'impressionante  parete calcarea strapiombante dov'è la grotta. La parete forma quasi un'onda di roccia e da quì il nome, dalla volta sgorgano innumerevoli cascatelle che rendono l'ambiente suggestivo e misterioso.
Non abbiamo raggiunto ancora l'ingresso e dobbiamo proseguire brevemente verso est dove sotto, ora, evidente "onda" ammiriamo il bellissimo ambiente.
L
’imboccatura, che raggiunge i trenta metri di larghezza ma non supera i tre metri di altezza
La caverna, un’unica stanza cosparsa di enormi massi caduti dalla volta, è sede di importanti ritrovamenti preistorici risalenti prevalentemente al Neolitico ed è stata ufficialmente esplorata per la prima volta nel 1865.
I materiali archeologici degli scavi effettuati negli anni 1914-1944 sono conservati in parte a Firenze al Museo Fiorentino di Preistoria, in parte a Pisa presso il Dipartimento di Scienze Archeologiche dell'Università. I materiali archeologici provenienti dalle campagne di scavo effettuate dal Museo di Camaiore, a partire dal 1996, sono conservati e parzialmente esposti a Camaiore presso il Civico Museo Archeologico
E questo che segue è quello che si trova su internet:

GROTTA ALL’ONDA
Si trova nel Comune di Camaiore (LU), nel versante meridionale del monte Matanna a 710 metri di quota, alla base di un’imponente parete calcarea, da cui sgorga continuamente l’acqua, formando suggestive cascatelle.
È un’ampia cavità con presenza di massi crollati dalla volta e dalle pareti, l’apertura è di circa 40 metri e la lunghezza raggiunge i 60, l’altezza non va oltre i 3 metri.
Carlo Regnoli fu il primo ad esplorarla in modo scientifico nel 1867, ma egli si limitò ad esplorarne solo la parte superficiale profonda 35 centimetri. Infatti dopo aver raggiunto una formazione calcarea ritenne, erroneamente, di essere arrivato alla roccia di base della grotta. In realtà egli aveva incontrato una grossa stalagmite che separava il deposito olocenico da quello pleistocenico da lui quindi non individuato. Regnoli trovò, in corrispondenza di un grande focolare, frammenti ceramici, resti di animali, oggetti di osso e in pietra.
Seguirono altre ricerche nel 1886 (Carlo Tonini), nel 1914 (Aldobrandino Mochi, Ruggero Schiff-Giorgini) e nel 1931 (Luigi Cardini, Nello Puccioni, Paolo Graziosi) quest’ultima è quella ritenuta la più attendibile.
Gli scavi del 1914 evidenziarono la presenza di un deposito pleistocenico sotto la prima stalagmite con resti di fauna e di industria litica e con due grandi focolari, sotto vi era una seconda formazione stalagmitica sotto la quale era terreno argilloso. Paolo Graziosi nel 1944 stabilì la stratigrafia della Grotta che ancora oggi è ritenuta la più attendibile:

  • strato 1: terriccio con ceneri di focolare con ceramiche, oggetti d’osso, industria litica, ossa di animali anche domestici ed ossidiana
  • strato 2: formazione stalagmitica spessa 30 cm
  • strato 3: argilla spessa 2,5 metri con due focolari, fauna pleistocenica (in gran parte Ursus Spelaeus ed animali tipici di zone fredde e montane) ed industria litica musteriana
  • strato 4: formazione stalagmitica (39000 ± 3200 anni)
  • strato 5: argilla sterile

La grotta fu a lungo abitata dall’uomo come documenta il materiale trovato che inizia dal Paleolitico medio, ma l’Eneolitico ha fornito la maggior parte di reperti. Qualche reperto risale all’età del bronzo ed a quella del ferro e, presumibilmente, allora essa fu frequentata solo saltuariamente. Nella grotta sono stati ritrovati anche resti umani: una femmina adulta, un maschio giovane e due bambini. Dallo studio dei reperti umani della Toscana del Nord vediamo che l’uomo prediligeva siti prossimi alla costa abitabili anche nella stagione avversa e ricchi di metalli. Le genti che vivevano nelle nostre terre alla fine del Neolitico (circa 5000 anni fa) abitavano su palafitte in zone acquitrinose e in grotte che ci hanno lasciato numerosi resti. In seguito arrivarono i ricercatori di metalli dell’Eneolitico che sicuramente ebbero contatti con gli abitanti precedenti, non sappiamo come andarono le cose, ma in genere i gruppi di umani scambiano tra loro geni mescolandosi e creando culture più complesse anche se non possono essere esclusi contrasti anche molto violenti.
Dal sito Escursioni Apuane (
http://www.escursioniapuane.com/SDF/GrottaAllOnda.html )

Noi per conto nostro, adesso, interessa di più mettere a tacere i brontolii della fame e con stupore troviamo un tavolo con panche all'interno della grotta, seduti all'asciutto e al riparo che vogliamo di più?
Consumiamo il nostro pranzo in allegra compagnia e solo dopo ci dedichiamo alla visita della grotta che risulta interessante e misteriosa.
Intanto c'è anche chi si dedica a lavori di calzoleria, una volta terminati i lavori e la visita riprendiamo il cammino.
Intanto ha smesso di piovere e inizia a spuntare un timido sole, e ti pareva!!
Ritorniamo sui nostri passi sino al misterioso paletto verniciato di rosso e questa volta scendiamo sulla sinistra per sentiero sino ad incontrare il lastricato dell'acquedotto che lo percorriamo verso destra.
Subito ci si presenta un passaggio scomodo sotto un "tetto" del monte e per evitare di proseguire carponi è stato allestita una passerella sulla sinistra per poi riprendere il tracciato sulla destra pochi metri più avanti.
Infine ritroviamo la strada asfaltata che proviene da Tre Scolli che in breve ci riconduce dove abbiamo parcheggiato le auto.
Il tempo è stato inclemente e ci ha preso in giro, solo quando abbiamo deciso di tornare ha iniziato a schiarire e ora che siamo alle auto splende un bel sole.
Ma a noi non è che interessa poi più di tanto, un'escursione l'abbiamo fatta comunque e non è che ci siamo privati di una bella passeggiata nei boschi, abbiamo visitato luoghi per noi tutti quasi sconosciuti e pieni di fascino, ma cosa più importante è stata quella di aver condiviso una domenica in compagnia di persone speciali!

Alla prossima!!!

 

 

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