Emorragie

Provvedimenti in caso di forte emorragia esterna:

·        Adagiare il paziente in posizione supina (la perdita massiva di sangue causa

      una diminuzione di pressione con conseguente possibilità di svenimento.

·        Comprimere la ferita con garza, fazzoletti, materiale pulito (se non vi sono

    fratture nella stessa zona).

·        Se la ferita è all’estremità di un arto lo si può sollevare verso l’alto.

Per arrestare un’emorragia senza interferire col resto della circolazione, dovete premere direttamente sulla ferita.

Questo tamponamento comprime i vasi sanguigni sul posto e rallenta il flusso del sangue, favorendo la formazione di un coagulo.  Il tamponamento deve essere mantenuto da 5 a 10 minuti, per evitare la ripresa spontanea dell’emorragia. 

Se c’è un corpo estraneo conficcato nella ferita, si applica la compressione lateralmente.  Se possibile, sollevate la parte colpita e mantenetela sollevata: ciò diminuirà l’apporto di sangue.  

Se l’emorragia non può essere arrestata col tamponamento, o se è impossibile effettuare un’efficace compressione in loco (per esempio se ci sono gravi lacerazioni), potete arrestarla con la compressione a distanza fatta sul punto di compressione giusto, sempre tra la ferita e il cuore. 

Questo metodo viene usato per controllare l’emorragia arteriosa.  Il punto di compressione è il luogo dove potete comprimere un’arteria contro l’osso sottostante per impedire il flusso del sangue oltre questo punto. 

Tuttavia, poiché questa compressione impedisce la circolazione del sangue nei tessuti di tutto l’arto,

questo metodo deve essere usato solo quando la compressione locale è impossibile o inefficace.

Non applicare mai lacci emostatici, soprattutto con materiale improvvisato, poi difficile da rimuovere, se non in caso di estremo bisogno e come ultimo rimedio dopo che tutti gli altri non hanno avuto successo.  In tal caso segnare l’ora di applicazione, l’uso del laccio emostatico può causare gravi lesioni all’arto ed anche la morte.  Le emorragie interne non sono visibili e quindi localizzabili. 

La loro presenza può provocare il cosiddetto stato di shock, ossia una diminuzione della pressione sanguigna con diminuito apporto di sangue agli organi vitali. 

L’infortunato è in grave pericolo di vita e va subito ospedalizzato.  

Tale stato è riconoscibile dal pallore, sudorazione fredda, a volte alterato stato di coscienza, polso rapido e debole, respirazione veloce.  In questo caso adagiare il paziente in posizione orizzontale e sollevargli le gambe per favorire la presenza di sangue al tronco e al capo. 

Copritelo con una coperta di lana o un indumento.  Tenete un campione di ciò che è stato espulso o vomitato dal ferito.

·        Emorragia dal naso:

E’ una situazione abbastanza comune dovuta ad una emorragia dei vasi sanguigni presenti nelle fosse nasali.  Tuttavia del liquido tinto di sangue che esce dal naso può essere indicativo di una frattura cranica.

Fate sedere l’infortunato con la testa leggermente china in avanti, slacciategli gli abiti intorno al collo e al torace.  Consigliategli di respirare con al bocca e di pinzare il naso con due dita.  Se ha del sangue in bocca fateglielo sputare, perché il sangue deglutito provoca nausea e vomito. 

Dopo 10 minuti smettete la pressione alle narici. 

Se il sangue non è cessato continuate il trattamento per altri 10 minuti. 

Non fategli mai sollevare il capo. 

Sempre tenendo la testa china, consigliategli di pulire delicatamente attorno al naso e alla bocca con un telo pulito imbevuto di acqua tiepida.  Non toccate il naso.  A emorragia cessata, consigliategli di non fare sforzi e di non soffiare il naso per almeno 4 ore, per non impedire la formazione del coagulo. 

Se l’emorragia continua per più di 30 minuti, o riprende, chiamate il medico.

                                                                  Ferite

Le piccole ferite vanno lasciate sanguinare per qualche secondo in quanto si contribuisce a pulire le stesse dalla sporcizia e dai microrganismi. 

Se la ferita è di poco conto, dopo esservi lavati bene le mani, lavatela bene con acqua corrente, pulite accuratamente la pelle circostante con acqua e sapone e asciugate la pelle dal centro della ferita verso l’esterno rinnovando via via la compressa e tamponando dolcemente per non eliminare il coagulo in formazione.  Se continua a sanguinare effettuate la compressione locale quindi ricoprite le piccola ferita con un cerotto e tenete sollevata la parte lesa. 

Per la disinfezione non ricorrete a pomate o polveri, ma solo a disinfettanti quali l’Acqua Ossigenata.   Per ferite di maggiore entità, fermare l’emorragia con materiale pulito,  Evitare di usare disinfettanti direttamente sulla stessa, ma eventualmente pulire i bordi con movimenti che vanno dal bordo della ferita verso l’esterno.

 

Recarsi al Pronto Soccorso più vicino per valutare la possibilità di sutura.

·        Ferite al cuoio capelluto:

Le lesioni al cuoio capelluto avvengono spesso in seguito a cadute accidentali.  In genere sanguinano molto perché la zona è molto vascolarizzata. 

Quando è ferita, la pelle si apre molto e lascia una ferita beante.  L’emorragia può apparire più grave di quanto non sia, ma può essere associata anche alla frattura del cranio. 

Arrestate l’emorragia effettuando la compressione locale.  Mettete una garza, o un tampone sterile, più grande della ferita, sul cuoio capelluto e fasciatelo abbastanza stretto (il bendaggio del capo non ha lo scopo di arrestare l’emorragia, tiene solo fermo il tampone). 

Se c’è una frattura o un corpo estraneo non praticate la compressione locale

 

 Se l’infortunato è cosciente, fatelo sdraiare col capo e le spalle leggermente sollevate.  Controllate respiro, polso, e grado di risposta agli stimoli ogni 10 minuti.  Se è incosciente sistematelo nella posizione laterale di sicurezza.

Predisponete per il ricovero ospedaliero.

·        Corpi estranei:

·         

Rimuovete con cura tutti i piccolo corpi estranei dalla ferita con un pezzo di stoffa o facendo scorrere dell’acqua fredda. 

Se un grosso corpo estraneo è conficcato nella pelle non tentate mai di toglierlo. 

Può chiudere la ferita e limitare quindi l’emorragia.  Inoltre i tessuti circostanti  possono ledersi ancor più gravemente se lo si estrae. 

Se non lo si può estrarre senza rischio, coprite delicatamente con una garza, possibilmente sterile, o con un fazzoletto pulito.  Mettete intorno alla ferita un cuscinetto di tessuto arrotolato a forma di ciambella in modo da evitare pressione sul corpo estraneo. 

Assicuratelo con un bendaggio diagonale prestando attenzione di non passare sul corpo estraneo.  Sollevate e immobilizzate la parte lesa il più possibile lontano dalla ferita. 

Chiamate immediatamente l’ambulanza. 

Se l’infortunato è impalato su un oggetto a punta non tentate di spostarlo, ma cercate di sostenere il peso del corpo e degli arti nel modo più confortevole possibile. 

Chiamate immediatamente i pompieri e l’ambulanza precisando la natura dell’incidente. 

·        Ferite alla bocca:

I tagli della lingua, delle labbra, della mucosa interna della bocca, vanno dalla piccola ferita a quella grave.  Le s’individua dal sanguinamento dentro o intorno alla bocca e dal dolore della parte lesa. 

E’ importante impedire l’inalazione di sangue ed arrestare l’emorragia.  Fate sedere l’infortunato col capo in avanti, sistemate un tampone sulla ferita e fate pressione. 

Dite all’infortunato di sputare il sangue, se l’emorragia continua per oltre 10-20 minuti è necessario il ricovero.  Non fategli sciacquare la bocca per non compromettere la coagulazione.

·        Ferite all’occhio:

Tutte le lesioni all’occhio sono potenzialmente gravi, anche le escoriazioni superficiali possono scalfire la cornea o provocare infezioni.  In caso di lesione oculare si può avere la perdita parziale o totale della vista dall’occhio colpito, anche senza lesioni visibili. 

Altri sintomi sono dolore e occhio iniettato di sangue, perdita di sangue o di liquido chiaro dalla ferita oculare, con perdita della sfericità del globo.  Fate sdraiare il paziente sul dorso e tenetegli la testa immobile,

non tentate di rimuovere eventuali corpi estranei conficcati nell’occhio.

 

 Fate chiudere l’occhio e ricopritelo con una compressa sterile non medicata e assicuratela con un bendaggio poco teso.  Per evitare movimenti dell’occhio infortunato può essere consigliabile bendare anche l’occhio sano.  Provvedete al ricovero mantenendo l’infortunato disteso.

·        Ferite al palmo della mano:

Queste ferite sanguinano abbondantemente e possono essere accompagnate da fratture.  Se la ferita è profonda anche i nervi e i tendini possono essere lesi.  P

er arrestare l’emorragia mettete un tampone di garza sterile sulla ferita e comprimete, se non è disponibile usate un fazzoletto o un panno pulito. 

Chiedete all’infortunato di mantenere la compressione e sollevate l’arto.  Bendate il pugno  ben stretto e legate sulle dita piegate per mantenere la compressione.  Sostenete il braccio con una sciarpa. 

Se è presente un corpo estraneo seguite le indicazioni date in precedenza.

·        Ecchimosi:

E’ un’emorragia interna, dovuta a vasi sanguigni danneggiati, che filtra attraverso i tessuti e appare come una macchia colorata sotto la pelle. 

I sintomi sono dolore e edema dell’area lesa, colorazione blu - violetto della pelle a livello della lesione. 

Un’ecchimosi con segni visibili delle cuciture ricalcate dagli abiti indossati dal ferito, è segno grave di possibili lesioni agli organi interni.

 

Sollevate e sostenete la parte lesa nella posizione che l’infortunato trova più confortevole, applicate una compressa fredda sulla parte lesa per ridurre gonfiore ed emorragia. 

Eventualmente avvisare il medico.

·        Morsicature di animali:

Nella bocca di tutti gli animali sono presenti dei germi e i denti aguzzi degli animali lasciano spesso segni profondi e i germi infettanti raggiungono i tessuti in profondità. 

Lavate la ferita con acqua e sapone risciacquando abbondantemente.  Asciugate e coprite con una medicazione sterile ed asciutta. 

Predisporre per mandare l’infortunato in ospedale. 

Se c’è emorragia grave arrestarla con compressione diretta.

·        MORSICATURA DI VIPERA:

Il morso della vipera si avverte come  una puntura improvvisa e lascia due fori. 

La paura può condurre a un grave stato di shock. 

Gli effetti del veleno non sono istantanei, si deve quindi agire con calma.  La zona morsicata si presenta con colore vivo e edema duro locale con una o due piccole punture. 

Dopo circa 30 minuti / un’ora si presentano cefalea, malessere, vertigini, turbe della vista, tachicardia, respirazione difficile o paralisi respiratoria. 

Sintomi di stato di shock, vomito e diarrea talvolta sanguinolenti.  Nello stato avanzato possono presentarsi salivazione e sudorazione fredda.  I sintomi cominciano ad essere preoccupanti dopo 2 ore.

Sdraiate l’infortunato e raccomandategli di non muoversi e di restare calmo per rallentare la diffusione del veleno.  Immobilizzate la parte lesa.. 

Non incidere.  Non succhiare. 

Lavate bene la ferita con acqua, se disponibile.  Mettete un legaccio non troppo stretto a monte del morso (deve rallentare solo la circolazione venosa).

 

Non si usi alcool perché fissa il veleno.

FATELO RICOVERARE URGENTEMENTE.  

E’ sconsigliabile l’iniezione del siero antivipera che potrebbe scatenare reazioni di intolleranza.  In farmacia sono disponibili dei kit succhiaveleno da usarsi seguendo le istruzioni allegate.

 

In ogni caso il ricovero deve avvenire entro e non oltre le due ore, trascorso questo tempo i rischi diventano seri. 

Se la morsicatura avviene ad un arto n’è sempre consigliabile l’immobilizzazione.                                   

·        Lesioni al torace:

Le fratture della gabbia toracica provocano in quel punto una perdita della sua rigidità e le impediscono di seguire i movimenti normali della respirazione. 

Si presentano con sintomi generali di asfissia, difficoltà e dolore alla respirazione, movimenti insoliti delle coste, possibile salivazione od espettorato sanguinolento. 

Sostenete con le mani la parte colpita della gabbia toracica. 

Aiutate l’infortunato a mettersi in posizione semiseduta, col corpo inclinato verso la parte lesa.  Sostenetegli il capo e le spalle.  Immobilizzate la gabbia toracica.  Mettete sulla ferita una compressa spessa fatta di tessuto liscio e sistemateci sopra il braccio dell’infortunato e fissatelo con una sciarpa. 

Slacciate gli abiti a livello del collo e della cintola.  Se l’infortunato perde conoscenza mettetelo in posizione di sicurezza girandolo sul lato leso. 

Fatelo ricoverare rapidamente in ospedale.

                                                              Ustioni termiche e chimiche

Le ustioni sono classificate in vari gradi a seconda della gravità del danno presente ai tessuti:

·        Primo grado: arrossamento della cute a volte molto doloroso ma generalmente non grave (es. scottatura solare).

Sono interessati solo gli strati più superficiali della pelle.

·        Secondo grado: oltre ad un arrossamento si formano sacche di liquido sieroso (vescicole).  Sono interessati strati più profondi della pelle senza però danni permanenti (a patto di cure appropriate).

·        Terzo grado: il tessuto appare secco e nerastro a causa della sua distruzione. Solo un intervento di chirurgia plastica può riparare il danno causato.

·        Vi sono altri gradi, di competenza però prettamente medica.

La gravità di un ustione non è data solo dal grado, ma anche dalla sua estensione.  E’ comunque da sottolineare che può essere senz’altro più grave (fino al pericolo di morte) un’ustione di primo grado generalizzata (grave scottatura solare) di un ustione di terzo grado localizzata. 

Per questo è sempre bene non sottovalutare mai un’ustione e sentire comunque il parere del medico.

Tutte le ustioni vanno immediatamente raffreddate con abbondante acqua corrente e in seguito ricoperte con materiale pulito. 

Per ustioni alle dita, separare le stesse con garze bagnate.  Per ustioni agli occhi, coprite entrambi (anche se uno solo è coinvolto) con garze bagnate. 

Non cercate mai di staccare oggetti o 00vestiti bruciati adesi alla pelle del paziente, ma lavare il tutto abbondantemente con acqua corrente e coprire con materiale pulito.  La prassi da seguire per le ustioni chimiche è la stessa delle ustioni termiche, tranne i casi in cui le sostanze chimiche possono reagire con l’acqua (es. calce viva). 

In questi casi bisogna prima rimuovere le sostanze con le dovute cautele.

 

Ustioni e scottature minori:

Mettete la parte ustionata sotto acqua corrente fredda (ma con getto moderato) o immergetela in acqua fredda per 10 minuti, più a lungo se il dolore persiste. 

Se non è disponibile acqua, usate qualsiasi liquido freddo innocuo come latte o birra. 

Togliete delicatamente anelli, braccialetti, orologi, cinture, scarpe o abiti intorno alla parte ustionata prima che incominci a gonfiare.

Ricoprite la zona con tessuto pulito, possibilmente sterile, che non perda peli.

 

Non applicate cerotti, non applicate mai alcool, pomate, oli o grassi sull’ustione, non forate le vescicole, non asportate i lembi di pelle  e non intervenite in alcun modo sull’ustione

.

 Chiamate il soccorso qualificato se avete dubbi sulla sua gravità.

Ustioni da raggi solari:

La pelle si presenta arrossata, ipersensibile, gonfia.  Possono esserci vescicole.  La zona colpita scotta. 

Mettere l’infortunato all’ombra e raffreddare la pelle con spugnature e acqua fredda.  Dategli frequentemente da bere piccoli sorsi d’acqua non gelata.

 In caso di comparsa di grosse bolle chiamare subito il medico.  Non bucate mai le bolle.

                                                                          Congelamento

Si produce quando le estremità del corpo (orecchi, naso, mani e piedi per lo più) restano esposte ad un freddo intenso e prolungato. 

Il congelamento può essere superficiale, se interessa solo la pelle, o profondo, se interessa la pelle e i tessuti sottostanti. 

L’infortunato si lamenta di dolori e formicolii alle parti colpite e poi d’intorpidimento.  Può avere difficoltà a muovere le estremità, le dita sono dure e rigide, la pelle è di un bianco cereo o di un blu marmorizzato. 

Contro il congelamento locale, ancora oggi possibile nell’alpinismo, porre la parte a contatto del corpo caldo, frizionare e tenerla il più possibile in movimento.  Se il congelamento è profondo occorre portare il paziente in un luogo caldo prima possibile. 

Non frizionare per non danneggiare i tessuti congelati, riscaldare al più

Presto le zone colpite immergendole in acqua tiepida (circa 37°C).  E’ normale che il tessuto scaldato provochi anche forti dolori.  In entrambi i casi togliere ciò che potrebbe impedire la circolazione come orologi e anelli. 

Non far mai camminare l’infortunato coi piedi congelati. 

Non bucate le vescicole e non applicate pomate, oli o grassi.

Consultate il medico quanto prima.

In caso di assideramento generale del corpo con perdita di coscienza (alpinismo, valanga) chiamare subito il 118.  Nel frattempo proteggere contro l’ulteriore raffreddamento con coperte ed indumenti caldi.

                                                                        Avvelenamento

L’ingestione o l’inalazione di sostanze come farmaci, prodotti chimici, gas di vario tipo, cibi avariati o velenosi (funghi) può avere conseguenze gravi se non letali. 

Non esistono rimedi immediati, sicuri e sempre validi da adottare in caso di avvelenamento, poiché manovre benefiche con alcune sostanze possono essere altamente lesive con altre.

 

 Mai quindi far ingerire acqua, latte, carbone attivo, provocare vomito o qualsiasi altra cosa ritenuta a torto adeguata.  Chiamare immediatamente il soccorso sanitario

Informatevi dall’infortunato, o da un testimone, circa l’eventuale contatto con un veleno.  Cercate di sapere esattamente che cosa ha preso, quando e quanto.

La presenza accanto all’infortunato di un flacone sospetto, o di una pianta velenosa può darvi indicazioni. 

¨       Se il paziente è cosciente chiedetegli subito cos’è successo, potrebbe perdere coscienza da un minuto all’altro. 

¨       Se si notano ustioni alle labbra o alla bocca alleviatele umettandole. 

¨       Se è incosciente, ma respira, mettetelo nella posizione di sicurezza; se cuore e respiro si arrestano, iniziate immediatamente la rianimazione.

                                                                       Punture d’insetti

Insetti come  api, vespe, calabroni provocano punture che sono più dolorose e allarmanti che pericolose. 

Alcune persone sono però allergiche al veleno introdotto.  Inoltre punture multiple prodotte da uno sciame di insetti possono avere un effetto cumulativo grave. 

Controllate subito se il pungiglione è rimasto nella ferita e, nel caso cercate di toglierlo, con la massima cautela senza spremere l’eventuale sacchetto del veleno (nel caso di punture d’api). 

Raffreddare la zona con ghiaccio od acqua fredda e, possibilmente, tenerla in alto. 

Per alleviare il dolore e diminuire il gonfiore applicare una compressa imbevuta di acqua e ammoniaca, o una pomata antistaminica. 

Se l’edema e il dolore persistono o aumentano il giorno successivo, consultare il medico.

Punture d’insetti nella bocca o nella gola:

Per ridurre l’edema dare del ghiaccio da succhiare all’infortunato, altrimenti fategli sciacquare ripetutamente la bocca con acqua fredda.  Se la respirazione diventa difficile, mettete l’infortunato in posizione di sicurezza.

 Chiamate con la massima urgenza il soccorso sanitario e preparatevi a praticare la respirazione artificiale.

Shock anafilattico:

E’ una reazione allergica grave che può insorgere nei pochi secondi o minuti che seguono la puntura dell’insetto al quale il soggetto è sensibile. 

Oltre agli altri sintomi dello shock possono comparire nausea e vomito, senso di oppressione, difficoltà di respirazione, starnuti, edema del volto soprattutto intorno agli occhi, polso rapido, possibile stato di incoscienza.  Dovete mantenere pervie le vie aeree, se il respiro diventa difficile mettere il soggetto in posizione di sicurezza; se  respiro e cuore si arrestano iniziare subito le pratiche di rianimazione. 

E’ determinante l’immediato ricovero in ospedale.

ZECCHE :

Termine generico per indicare gli acari appartenenti alle famiglie Ixodiadae e Argasidae. 

L’estremità craniale di questi insetti è dotata di un rostro con apertura ventrale dotato di dentelli. 

La zecca è un ectoparassita ematofago che infesta soprattutto i mammiferi, il suo ciclo biologico avviene principalmente durante la fissazione dell’ectoparassita alla cute dell’ospite. 

La puntura di una zecca causa una semplice lesione cutanea di modesta entità.  L’importanza patogena dell’evento in sé può derivare dal fatto che, quando viene punta la cute del capo o del collo, possono insorgere fenomeni paralitici di tipo ascendente, che interessano dapprima gli arti inferiori, indi quelli superiori nonché i centri nervosi encefalici con possibile esito letale soprattutto nei bambini.  Possono poi trasmettere agenti patogeni responsabili anche della febbre bottonosa, febbre ricorrente, tifo di San Paolo. 

Il loro habitat si localizza soprattutto nelle zone umide, ai margini dei boschi e nelle zone ricche di sottobosco e vicine ai corsi d’acqua.  Abbondano ad altitudini inferiori ai 1000 metri soprattutto dalla primavera all’autunno.

Quando si frequentano queste zone è consigliabile camminare sempre al centro dei sentieri, non sedersi per terra e vestirsi con indumenti a manica lunga. 

Se si viene punti da una zecca ricordarsi che ciò non significa automaticamente contrarre una malattia, tuttavia è necessario adottare alcuni accorgimenti. 

Bisogna estrarla con una pinzetta afferrandola il più possibile vicino alla cute, quindi estrarla esercitando una leggera torsione.  Estrarre poi il rostro con un ago sterilizzato disinfettando poi adeguatamente la zona. 

E’ consigliabile non assumere antibiotici per non mascherare gli eventuali sintomi di malattie.  E’ sempre consigliabile contattare il medico di famiglia.

Colpo di calore

Consiste in un pericoloso accumulo di calore nel corpo dovuto a particolari condizioni ambientali o fisiche per cui la persona coinvolta non riesce più ad eliminare il calore accumulato in eccesso, con conseguente aumento eccessivo della temperatura corporea. 

Esso è frequente in montagna, in seguito ad alta temperatura, ad abbigliamento inadatto, ad insufficiente apporto d’acqua. 

L’infortunato si sente spossato ma teso, ha mal di testa, vertigini e nausea.  Lamenta crampi agli arti inferiori, si presenta pallido o anche con colorito rosso acceso e poi cianotico.  Pelle inizialmente umida, in seguito secca; il respiro è superficiale e affannoso.  Il polso è piccolo e frequente, il soggetto può andare incontro a shock. 

Mettere l’infortunato in un luogo fresco in posizione semiseduta, se è cosciente dategli da bere acqua fresca con aggiunta di sale da cucina (mezzo cucchiaino in mezzo litro d’acqua o bicarbonato). 

Chiamate il soccorso qualificato.

Colpo di sole

E’ la conseguenza di un aumento della temperatura corporea provocato dall’azione del sole, dal riscaldamento eccessivo della superficie cutanea, imponente sudorazione che può uccidere la persona per disidratazione.  L’azione dei raggi del sole sulla testa eleva la temperatura del cranio oltre i livelli di sopravvivenza delle cellule cerebrali per cui il paziente perde conoscenza. 

L’infortunato può accusare mal di testa, vertigini, può manifestare confusione mentale, allucinazioni, talora cecità.  La temperatura è elevata e si aggira sui 40°C ed oltre.  Colorito rosso acceso e successivamente pallore, sudorazione profusa.  Il polso è piccolo e frequente, può esserci vomito.  Il soggetto può perdere coscienza e può esserci coma e morte. 

Portare il soggetto all’ombra e al fresco, spogliarlo. 

Se è cosciente e rosso in viso metterlo in posizione semiseduta, se è pallido sistemarlo in posizione di sicurezza. 

Avolgetelo in un lenzuolo bagnato e fategli spugnature su tutto il corpo con acqua fredda.  Eventualmente fategli aria (la temperatura deve tornare a 37 38 °C). 

Chiamate il soccorso qualificato

¨       Se la temperatura si è abbassata coprite il paziente con un telo asciutto e sistematelo in un ambiente aerato. 

¨       Se la temperatura si alza di nuovo ricominciate come visto in precedenza.

                                                             Lesioni dovute a pratiche sportive

Le più comuni lesioni negli sport sono quelle relative agli apparati del movimento (scheletrico e muscolare) con contusioni, distorsioni, lesioni a tendini, muscoli ed articolazioni fino alle fratture e alle lussazioni.

Strappo muscolare:

Si verifica quando uno o più muscoli sono stati superestesi  o strappati in seguito ad un movimenti improvviso o imprevisto.  E’ caratterizzato da dolore violento e improvviso a livello della lesione con rigidità del muscolo e/o crampi.  Edema nel punto della lesione.  Fate assumere all’infortunato la posizione più comoda, applicate una borsa di ghiaccio o una compressa imbevuta d’acqua fredda se lo strappo si è appena prodotto.  Immobilizzate e sostenete la zona lesa con un bendaggio e sollevate l’arto colpito. 

Predisponete per il ricovero ospedaliero

Distorsione:

Si verifica a livello di un’articolazione quando si ha stiramento o lesione della capsula articolare e dei legamenti.  Provoca dolore e ipersensibilità intorno all’articolazione, acuiti dal movimento.  Edema e successiva comparsa di ecchimosi. 

Sistemate e sostenete la zona lesa in maniera confortevole.  Mettete a nudo l’articolazione e, se la distorsione è recente, applicatevi una borsa di ghiaccio o una compressa imbevuta di acqua fredda.  Effettuiate un bendaggio ad otto della caviglia,

 se non è presente una persona qualificata non togliete la scarpa ma effettuate la bendatura intorno alla scarpa.

 Eventualmente trattatela come una frattura e chiamate il soccorso.

Lussazione:

E’ la perdita permanente, per distacco violento, dei rapporti fra capi articolari.  L’infortunato accusa dolore molto intenso nella zona dell’articolazione.  Il movimento è impossibile, l’articolazione lesa sembra deformata, edema e più tardi, ecchimosi nel punto di lesione. 

Immobilizzare la parte lesa nella posizione più confortevole usando cuscinetti, bendaggi ed eventualmente stecche.  Provvedere al ricovero del paziente. 

Non tentare di risistemare le ossa nella loro posizione normale perché potreste ledere i tessuti circostanti.   Eventualmente trattatela come una frattura.

Frattura:

E’ l’interruzione completa o incompleta della continuità di un osso. 

Le fratture si classificano in due gruppi, chiuse ed esposte, entrambe possono complicarsi. 

La frattura chiusa non lede la superficie cutanea.  Si ha frattura esposta quando l’estremità di un osso rotto è uscita all’estero oppure una ferita raggiunge la frattura.  

Lo scopo fondamentale del soccorritore è d’impedire qualsiasi movimento a livello della lesione.

 

In tutti i casi chiamare il soccorso qualificato.

 

Il paziente non dovrebbe essere spostato se ciò non è assolutamente necessario.  Mettetelo nella posizione più confortevole possibile, immobilizzate la parte lesa ed aspettate l’arrivo del soccorso. 

Se dovete muoverlo fatelo con la maggior cura e delicatezza possibili per evitare ulteriori lesioni e non aumentare il dolore. 

Difficoltà respiratoria, emorragia grave e stato di incoscienza devono essere soccorse prima della frattura. 

Se il trasporto verso l’ambulanza richiede un breve tragitto e in terreno piano, immobilizzate la parte lesa con una sciarpa se si tratta dell’arto superiore o fissandolo all’arto sano se si tratta della gamba. 

Se il trasporto deve avvenire su terreno accidentato utilizzare una stecca di fortuna fissandola con bendaggio supplementare. 

L’immobilizzazione deve impedire ogni movimento senza turbare la circolazione sanguigna e senza provocare dolore.

Se la frattura è esposta apporvi delicatamente una compressa di garza e bendare delicatamente.  Se c’è un’emorragia importante esercitare una compressione a distanza.

Frattura al cranio:

Il paziente presenta segni evidenti di trauma cranico.

 Sangue e/o liquido cefalo – rachidiano acquoso e chiaro che fuoriesce dall’orecchio o dal naso.  L’occhio può essere iniettato di sangue e, in seguito, le palpebre diventare nere, le pupille sono inegualmente dilatate.  Breve o parziale perdita di coscienza. 

Se l’infortunato è cosciente mettetelo in posizione semiseduta con la testa e spalle appoggiate e sorvegliatelo attentamente. 

Notate ogni cambiamento, soprattutto se si addormenta.  Se esce liquido dall’orecchio inclinatelo verso la parte lesa e bendatelo con una leggera medicazione sterile.

Non tappate l’orecchio.

 

Se è incosciente ma respira mettetelo in posizione di sicurezza. 

Controllate la frequenza del respiro, prendete il polso e valutate la facoltà di risposta agli stimoli ogni 10 minuti.  Chiamate con la massima urgenza il soccorso qualificato.

Frattura della colonna vertebrale:

E’ sempre considerata grave e richiede la massima cura nel muovere il ferito perché il midollo spinale può essere leso. 

La frattura può essere causata da un trauma diretto o indiretto.  L’infortunato lamenta un intenso dolore alla schiena e ha la sensazione di essere tagliato in due. 

Non controlla gli arti; chiedetegli di muovere i polsi, le caviglie, le dita delle mani e dei piedi.  Possibile perdita di sensibilità.  Accertatevene toccando dolcemente gli arti e chiedendo se sente qualcosa.  Si possono notare delle irregolarità alla palpazione. 

Impedire all’infortunato di muoversi.

Non muovete assolutamente l’infortunato, ma tenetegli ferma la testa con le mani; fategli tenere i piedi da qualcuno. 

Mettete una coperta o degli indumenti arrotolasti intorno al tronco per sostenerlo.  Copritelo e aspettate l’arrivo del soccorso qualificato. 

La frattura della colonna vertebrale è sempre una situazione gravissima, ma NON urgente per quanto riguarda il sollevamento e il trasporto dell’infortunato.  Meglio aspettare che soccorrere male. 

Ricordate che in questo caso non è il ferito che va all’ospedale, ma è il soccorso qualificato con l’attrezzatura idonea, che viene a prendere il paziente. 

L’infortunato deve essere trasportato in ospedale su una barella a cucchiaio.

Frattura delle vertebre cervicali:

Impedire all’infortunato di muoversi; mantenergli fermo il capo fino all’arrivo del soccorso qualificato.  Se il ricovero non è imminente, allentate gli indumenti al livello del collo e applicate un collare come illustrato in figura. 

Copritelo ed attendete l’ambulanza. 

Se il ferito deve essere spostato comportatevi come se si trattasse di una frattura della colonna vertebrale.  

PREPARAZIONE DEL COLLARE:

ripiegate più volte un giornale per un’altezza di circa 10 cm.  Avvolgetelo in una benda triangolare o inseritelo in una calza.  Mantenendo ferma la testa, mettete il centro del collare sul davanti del collo dell’infortunato, sotto il mento. 

Sistemate il collare intorno al collo e annodatelo sul davanti.  Verificate che non ostacoli la respirazione.

Immobilizzazione del ginocchio:

La lesione del menisco manifesta dolore intenso intorno al ginocchio, in genere sulla faccia interna. 

Il ginocchio leso è spesso piegato e non può essere esteso.  Si forma un edema dovuto alla rapida raccolta di liquido sinoviale nell’articolazione.  

Sostenete la gamba lesa nella posizione più confortevole. 

Non tentate di cambiare la posizione flessa del ginocchio né di estenderlo.

 Proteggete il ginocchio con un’imbottitura assicurandovi che si estenda ben oltre il ginocchio.  Bendate strettamente tanto da sostenere il ginocchio ma da non impedire la circolazione. 

Fate ricoverare in ospedale mantenendo la posizione di attesa.

 

Crampi:


E’ una contrazione improvvisa, involontaria e dolorosa di un muscolo o di un gruppo di muscoli.  Si verifica in caso di scarsa coordinazione muscolare, se il corpo perde molti sali minerali ed acqua a seguito di un’abbondante sudorazione, di vomito persistente e diarrea o ancora durante il sonno.  

Si manifesta con dolore nella zona colpita, sensazione di contrazione o di spasmo del muscolo colpito.

Crampo della coscia: distendete il ginocchio e sollevate la gamba dell’infortunato con una mano sotto il suo tallone; con l’altra mano premete sul ginocchio. 

Massaggiate i muscoli colpiti.  Per i muscoli anteriori della coscia piegate il ginocchio.

·        Crampo del polpaccio: distendete il ginocchio dell’infortunato e tirate dolcemente in su, in direzione del suo mento, la punta del piede. 

Massaggiate il polpaccio delicatamente.

·        Crampo dei muscoli del piede: distendete le dita del piede dell’infortunato e aiutatelo a stare sulla punta dei piedi. 

Massaggiate con delicatezza il piede.

Crampo della mano: delicatamente, ma con fermezza, effettuate una trazione verso l’alto delle dita e massaggiate dolcemente la zona colpita.

                                                                       Incidenti stradali

Su strade normali:

Fermarsi, giudicare la situazione come indicato nel capitolo sui Provvedimenti Organizzativi.

In caso di grave intralcio della circolazione provvedere a spostare le vetture.

Sulle Autostrade:

Liberare subito le corsie e spostare le vetture ancora mobili sulla corsia d’emergenza, o nel caso contrario in cui le corsie siano tutte impercorribili, provvedere a liberare almeno quella di emergenza.

Valutare la situazione come indicato nel capitolo sui provvedimenti Organizzativi.

Allarmare i soccorsi dalle colonnine SOS

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Allontanarsi dalla zona dell’incidente appena i soccorsi sono entrati in azione.

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